Tutto questo è “La Passione secondo Luca e Andrea”: uno sguardo dissacrante ma mai blasfemo sul rapporto tra l'uomo e la sua peggiore paura. Mai come stavolta, vi seppelliranno dalle risate. La passione secondo Luca e Andrea racconta, tra ironia, spiazzamento e ruvida spiritualità, una
storia che va avanti dall'inizio del mondo e su cui ancor oggi aleggia il mistero: la vita e la morte. Lo fa con una teatralità estroversa e anche sorprendente, utilizzando linguaggi e forme del narrare che molto ricordano gli esercizi di stile: “Tutto inizia con due ladroni che, sul Golgota, stanno aspettando (da quando?) un terzo condannato che sarà crocifisso con loro- spiegano- l'Assente è un personaggio che sfuma nel mistero e nella leggenda, si dice sia dotato di un qualche talento ai confini col divino, è probabilmente un cialtrone o un mentitore ma viene più spesso descritto simile ad uno strano filosofo con magici poteri”.
L'attesa però si prolunga (all'infinito?), e progressivamente questo bizzarro "Aspettando God..." si trasforma in scena in un gioco di storie incrociate, un po' letteratura combinatoria un po' pastiche stralunato, dove compare una proiezione contemporanea dei protagonisti, ancora oggi alla ricerca, ahimè senza grandi risultati, della ricetta per la felicità. Luca e Andrea affrontano questa paradossale via crucis tra teatro dell'assurdo e delirio buffonesco, monologhi e musiche che cambiano repentinamente stile e registro narrativo, mischiando in modo personale e mai prevedibile non senso e speranza, ghigno diabolico e intima commozione. Il loro è un teatro che sorprende e frastorna e che ha per armi la risata acida e un sarcasmo di stampo gaberiano, iconoclasta e nero, appassionato e mai ipocrita.







































