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carigi davide

BEURA- 19-07-2019-Il Sindaco di Beura Cardezza Davide Carigi interviene in un comunicato stampa sull'utilità o meno delle Unioni dei Comuni: "In queste settimane- scrive- abbiamo assistito ad una serie di prese di posizione da parte di sindaci di comuni facenti parte dell’Unione delle Valli dell’Ossola, i quali contestano con toni elevati in merito al fatto di non essere stati coinvolti nell’esecutivo dell’Unione, qualcuno era già escluso precedentemente, altri sono stati esclusi in questa ultima tornata dalle normali attività di accordo politico che precedono l’insediamento di una nuova amministrazione. Questo presumibilmente è avvenuto perché chi ha potuto decidere, ha voluto creare una compagine interna alla maggioranza in seno all’Unione che si determini in modo coeso e all’insegna di una qualche continuità amministrativa. In questa vicenda, riportata dai quotidiani on line, sono apparse le dichiarazioni di chi si è sentito messo da parte e tra le righe è emerso forte scetticismo riguardo a questa forma associata, imposta da leggi nazionali e confermata dai legislatori regionali, già contestata dalla Corte Costituzionale con sentenza n°33 dello scorso marzo, che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art.14, comma 28 del DL n°78/2010, il quale prevede in sintesi, nell’ambito della revisione della spesa pubblica, l’obbligo per i comuni sotto i 5000 abitanti e quelli montani sotto i 3000 la non possibilità di non costituirsi in forma associata per la gestione delle funzioni comunali fondamentali, mentre la sentenza dichiara che laddove “a causa della particolare collocazione geografica e dei caratteri demografici e socio ambientali, del Comune obbligato, non sono realizzabili le forme associative imposte”.

Con questa sentenza si è di fatto constatato che tale legge è incostituzionale laddove non consente ai Comuni di realizzare economie di scala o miglioramenti nell’erogazione servizi alla popolazione, quindi: “la cessione di sovranità comunale non realizza quei risparmi di spesa cui è finalizzata la normativa stessa”. Insomma secondo la Corte, l’obbligo imposto ai Comuni è ingiustamente rigido, in quanto mira unicamente alla realizzazione delle unioni, senza considerare che per il raggiungimento del limite demografico previsto dalla norma sono stati riuniti comuni in situazione di “non prossimità” e quindi la collocazione geografica ostacola l’erogazione dei servizi fondamentali e ne peggiora la qualità ed anche i costi, non consentendo il raggiungimento degli obiettivi previsti dal legislatore.

Tutto questo ci porta a riflettere sulla situazione ossolana, in cui unioni di comuni a macchia di leopardo non hanno ereditato le funzioni delle Comunità Montane, che erano relative allo sviluppo, ma l’onere di servizi comunali in forma associata, che la distanza e spesso il cattivo accordo tra le parti, hanno reso inefficaci e a volte anche maggiormente costose. Un esempio tra tutti quello della polizia municipale, funzione associata che hanno provato quasi tutti a realizzare e quasi in tutti i tentativi è andata incontro al fallimento o a scarsi risultati in termini di soddisfazione, troppa distanza tra un comune e l’altro, troppe differenze tra modelli gestionali. Gli acquisti in forma collettiva di strumenti atti all’offesa, oppure alla rilevazione della velocità delle auto, non possono essere considerati servizi associati, in quanto gli acquisti curati da un capofila sono possibili anche tra comuni non legati da patti di alcun genere. In altri casi invece, la macchina amministrativa ( personale e gestione sedi) assorbe completamente le disponibilità di bilancio, impedendo di fatto gli investimenti sul territorio.

Forse i legislatori desideravano con queste norme favorire la fusione dei piccioli comuni, si è invece sortito il risultato opposto, si sono create divisioni tra vicini che certamente non porteranno da sole alla diminuzione della spesa pubblica. L’indirizzo delle norme avrebbe dovuto essere quello di realizzare delle fusioni, con previ accordi economici e di alternanza politica, che invece sono dai più osteggiate, per paura di perdere quell’autonomia che da sempre contraddistingue l’Italia dei Comuni, mentre sarebbe proprio per realizzare risparmi in termini di spesa, ma anche di capitale umano che si dovrebbero considerare le fusioni. Queste consentirebbero ai territori di garantirsi un futuro meno incerto, investendo nello sviluppo locale e nella ricerca di risorse atte a valorizzare ed incrementare tutte le municipalità coinvolte nella fusione ed i servizi erogati. Un esempio per tutti, nella provincia del VCO 168.000 abitanti, 77 Comuni e 77 bilanci, idem per tutti gli altri adempimenti obbligatori, di rendiconto e monitoraggio, di gestione e di risposta al cittadino. È ora di non nascondersi più dietro all’anagrafe indispensabile alla vecchietta priva di Internet, la legge sulla dematerializzazione nella pubblica amministrazione ha gettato le basi per operare a distanza, rendendo obbligatori una serie di comportamenti per amministrazioni e cittadini. Per finire occorre ricordare che nella scorsa tornata amministrativa sono stati numerosissimi i comuni che hanno espresso una sola lista ed un solo candidato sindaco per mancanza di interesse, forse, ma anche per scarsità di popolazione, dunque anche questo problema va affrontato".