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marino senior

VERBANIA – 19.07.2019 – L’Internazionale socialista

e Bandiera Rossa cantate dal coro dell’Anpi, uno storico vessillo del Pci, i volti di tanti compagni e compagne e i ricordi della Verbania che è stata e di una politica che non c’è più. L’ultimo saluto a Marino Barassi, ex consigliere comunale scomparso l’altro ieri all’età di 93 anni, è stato fedele alla vita che aveva vissuto. Una cerimonia civile –coerente per chi ha sempre portato avanti le idee del comunismo–, sobria e partecipata, che ha visto le persone più care, amici e militanti politici, stringersi attorno alla famiglia: alla moglie Felicina, alla figlia Paola, al fratello Franco e ai nipoti Emanuela e Marino.

Quella famiglia che è sempre stata il suo bene più prezioso, ha ricordato Aldo Reschigna, che la sua carriera politica l’ha iniziata proprio grazie a Barassi, nella sezione Celso Belfanti del Pci di Sant’Anna. “Lo conobbi nel 1974 e da lui e dagli altri dirigenti di allora imparai un modo di fare politica vicino alla gente”. L’Unità consegnata la domenica a domicilio, la festa della sezione nel pratone dove oggi sorge il comando provinciale dei vigili del fuoco erano i riti di allora. “Marino fu a suo modo rivoluzionario quando, nel 1975, decise che la sezione avrebbe portato in Consiglio comunale me che avevo diciannove anni e sua figlia Paola che ne aveva venti – ha ricordato –. Poi le nostre strade si sono divise ma i rapporti umani non si sono mai interrotti”. Militante e dirigente che non ha mai chiesto posti per sé, Barassi è rimasto fedele all’ideale dell’unità della sinistra, come ha sottolineato Claudio Zanotti. “L’incontrai nel 1999 quando, segretario della Margherita, costruii con lui e i Comunisti italiani la coalizione di centrosinistra che vinse in un momento in cui in città era forte il centrodestra, e che rivinse con me nel 2004”. Di poche parole, fermo nelle idee, schivo, Barassi si candidò e fu eletto per la prima volta nel 1999, a 83 anni. Svolse il suo ruolo in silenzio per dieci anni, senza mancare di dare il suo apporto in quelle visite quasi quotidiane a Palazzo di Città evocate da Reschigna. L’epicentro della sua esistenza, soprattutto negli ultimi anni, è stata piazza Garibaldi, a due passi dal municipio e da casa. Perché, prima di tutto, è stato un pallanzotto e forse, come ha azzardato (ma non tropo) Zanotti, in fondo era il sindaco di Pallanza.