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tarabbia andrea

STRESA – 04.08.2019 – Domani sera alle 21,15

va in scena a Stresa la terza presentazione dei cinque libri finalisti del Premio Stresa di narrativa 2019. L’autore presente al Regina Palace è Andrea Tarabbia, in lizza con “Madrigale senza suono”, di Bollati Boringhieri. Di seguito ne proponiamo una recensione.

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Il romanzo storico epistolare di Andrea Tarabbia unisce due tipologie testuali, entrambe in stile neogotico. L’autore ha cercato fonti storiche certe sulle quali intrecciare la cronaca di vita di due grandi compositori vissuti in tempi diversi ma ricongiunti nella ricerca ostinata di una musica innovativa di valore assoluto. La “Cronaca della vita di Carlo Gesualdo principe di Venosa”, scritta dal servitore fedele Gioachino Ardytti, è un testo apocrifo che Igor Stravinskij e Robert Craft trovano in una libreria di Napoli.

Visitando Palazzo di Sangro, Igor e Bob Craft trovano molti cimeli che riguardavano il principe di Venosa ma nessuno ricorda l ‘amore passionale vissuto da Carlo e Maria di Avalos.

Il delitto d’onore, infierito alla moglie Maria e il massacro del suo amante Fabrizio Carafa, sono il proemio di una serie di lutti che si susseguiranno a Palazzo di Sangro.

Questo libro, riportato nel romanzo dall’autore, spinge Igor Stravinsky alla rivisitazione della musica polifonica rinascimentale, nell’intento di creare una sinfonia orchestrale, “Monumentum pro Gesualdo da Venosa”, molto evocativa e commemorativa allo stesso tempo. “Monumentum” di Igor Stravinsky, è una composizione di tre madrigali per orchestra e questa musica venne coreografata nel 1960 da Geoge Balachine e interpretata dal New York City Ballet alla Fenice di Venezia, come il maestro stesso aveva auspicato in una sua lettera scritta al Professor Glenn E. Watkins. Carlo Gesualdo era ossessionato dall’ idea di cercare nuovi suoni che entrassero nell’olimpo dell’eterna memoria per sfuggire la dimenticanza in cui cade la musica, con il passare del tempo. Igor Stravinsky invece sosteneva che non si possiede l’intero universo solo perché si manipolano dei suoni; per essere dei compositori liberi bisogna imporsi di lavorare con rigore dentro una ristretta porzione di note musicali. Il principe di Venosa è stato l’impersonificazione del musicista maledetto che traeva la forza creatrice dei suoi madrigali per effetto delle sue orride gesta. Carlo Gesualdo e Igor Stravinsky avevano in comune il profondo amore per le loro giovani cugine, però Maria di Avalos fu una compagna infedele, uccisa dal proprio coniuge, mentre l’amabile Ekaterina Gabrielovna Nossenko fu una compagna dolcissima, uccisa dalla tubercolosi. Nel romanzo di Andrea Tarabbia, l’incontro di Gioachino, un uomo storpio e ripugnante, con il principe di Venosa, un uomo bello e virtuoso, avvenne nel chiostro di un convento di un ordine religioso minore in Roma; i due discussero di “Cardano”, il trattato alchemico sull’immortalità, un libro che in quel tempo era considerato eretico. Il libro proibito, da papa Gregorio XIII, legò per sempre il servo al suo padrone. Da subito la vita dei due personaggi del romanzo si consolidò in un unico destino e furono sempre insieme nella buona e nella cattiva sorte. Gioachino diventò il servitore e lo scrivano del principe e raccontò la cronaca della sua tormentata esistenza. Carlo Gesualdo sposò, in seconde nozze, Eleonora d’Este e i ferraresi, da subito, lo derisero. Nessuno dei figli di Carlo Gesualdo visse a lungo; la morte di Alfonsino, portò alla madre Eleonora e al principe, una malinconia mortale alternata a digiuni purificatori seguiti da gesti di follia autolesionista. L‘amante Aurelia e la strega Polissena provarono, con pozioni magiche, ad ingentilire l’ira e l’apatia del loro padrone che invece si ammalò irreversibilmente. Il medico di corte Staibano e Adinolfo, il sacerdote, accusarono le due donne di stregoneria e le rinchiusero nelle segrete del palazzo , dove morirono di stenti in una cella vicino a quella di Ignazio, il feto strappato dal ventre di Maria di Avalos, durante la sua truculenta uccisione. Ignazio, l’uomo bestia visse a lungo incatenato e alimentato con secchiate di frattaglie portate ogni giorno da Gioachino, all’ insaputa del suo padrone e di tutta la corte. La fuga di Ignazio dalle segrete liberò il servo dalla schiavitù di questo segreto immondo. Dalla morte del figlio Emanuele, il 20 agosto 1613, alla morte del principe, l’8 settembre 1613, Carlo Gesualdo visse rinchiuso nel suo zembalo rifiutando di vedere chiunque, solo Gioachino, dalla sua scatola, vegliava il suo padrone, prigioniero di se stesso. Per Igor Stravinsky e per il professor Glenn E. Watkins il principe stesso potrebbe essere stato lo scriba delle cronache di una morte annunciata. Igor Stravinsky come lo stesso Carlo Gesualdo sono convinti che la musica non è infinita e che presto finirà e che si esauriranno con lei tutte le combinazioni possibili tra le note, tutte le mescolanze di suoni, le dissonanza e le arditezze che presto ci sembreranno la copia di qualcosa che abbiamo già ascoltato. Nel 1956, nella Basilica di San Marco, Stravinskij diresse Canticum sacrum, ed Urbi Venetiae in laude Sancti sui Presidis Beati Marci Apostolis; il concerto fu approvato dal cardinale Roncalli che però non autorizzò il mottetto di Carlo Gesualdo perché ritenuto un testo di musica uxoricida. Il genio, nell’arte come nella musica, non segue i dogmi e non segue le mode bensì esprime un collegamento tra il passato e il futuro e crea un dialogo, in armonia o in conflitto, con chi lo ha preceduto. “Madrigale senza suono” è un’ ulteriore consacrazione della musica che, ancor prima di essere divina o diabolica, è universale.

Monica Pontet

* Docente, scrittrice e pubblicista