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MADONNA miracolo cravegna zuccari

CRAVEGNA-17-8-2019- Forse pochi sanno, anche tra gli ossolani, che il miracolo di Re non è stato l’unico e neppure il primo ad accadere fra le nostre montagne. Poco meno di due anni prima del celeberrimo evento vigezzino, nel 1492 a Cravegna un’immagine della Vergine con Gesù Bambino ha più volte lacrimato, sudato, cambiato colore fino quasi a sparire, per poi tornare alla situazione normale. Il tutto è successo di fronte a testimoni anche autorevoli, che ne hanno lasciato documentazione scritta; non sono mancate neppure le guarigioni miracolose negli anni successivi.

Tuttavia con il tempo la memoria del fatto è andata inspiegabilmente calando persino nel piccolo paese antigoriano, mentre l’immagine della Madonna di Re ha continuato e continua tuttora ad attirare pellegrini dall’Italia e dall’estero. Ironia della sorte o, se volete, della Provvidenza divina; il “merito” di avere riportato l’attenzione sull’affresco miracoloso di Cravegna va attribuito a una banda di ladri che, nel 1976, ha portato via la preziosa statua lignea collocata nel XVIII secolo proprio davanti a quell’effigie, quasi a sancirne l’oblio, anche visivamente. La descrizione minuziosa dei fatti si trova nel libro di don Tullio Bertamini, “Cravegna, Storia, Fede, Arte”; altri dati si trovano sulla rivista “Oscellana” del 1981, curata dallo stesso Bertamini, cui attingono a piene mani le pagine del sito “cravegna.it”  dedicate alla chiesa. L’affresco della Madonna con il Bambino risale al 1486; faceva parte di un trittico realizzato sulla facciata della chiesa originaria per iniziativa di alcune donne del paese.

L’esistenza della chiesa di San Giulio è documentata già nel XIII secolo;  l’edificio attuale, romano – gotico, è il frutto di ampliamenti e ricostruzioni fatte fra il 1516 e il 1523, poi ancora nel 1676. Gli eventi miracolosi ebbero inizio il 20 dicembre 1492: "il sacrista della Chiesa di San Giulio, Lorenzo di Francesco di Giovangrande, anni 45, notaio, nota un fatto sorprendente. È l’ora del vespero, ore 16 attuali. L’immagine della Madonna comincia ad emettere lacrime da tutti e due gli occhi e il volto ne è inondato. La stessa, cosa per l’occhio destro del Bambino. L’intera faccia e le altre parti scoperte della figura della Madonna e del Bambino appaiono poi come coperte di abbondante e fresco sudore. Il fatto dura per tutto il giorno seguente e anche il giorno dopo. Nel periodo del gran freddo e siccità qual’era quello, tutte le altre acque erano completamente gelate, mentre l’umore che usciva dalla sacra Immagine scorreva senza gelare".  (Tratto da: “Cravegna e la Fede. Le memorie perdute della Madonna di Cravegna” http://www.cravegna.it/chiesa/Madonna%20di%20Cravegna.htm ).

Il 17 gennaio 1493 fu il Vicario generale della diocesi di Novara, Giovanni Michele degli Aliprandi, a constatare personalmente il fatto miracoloso: toccando l’affresco che emetteva sudore si ritrovò le mani completamente bagnate: "Viene prodotto un Documento, atto pubblico autentico, sottoscritto dai testimoni. Intanto si decide di trasportare questo “tesoro di grazia” in luogo più adatto. Si prepara la cappella della Chiesa parrocchiale che sta a destra entrando". Non mancano, nel frattempo, gli eventi straordinari, i fatti miracolosi e soprattutto le guarigioni, tutto corredato da testimonianze: "28 gennaio: mentre si lavora alla costruzione della cappella, la sacra immagine perde i suoi colori e lineamenti e quasi scompare. Fra le guarigioni miracolose il “Sommario” ne riporta 12, tutte nei mesi di febbraio e marzo del 1493 ...". 

L’atto pubblico autentico sopra citato ed il Sommario dei fatti miracolosi, spiega don Bertamini nel suo libro, sono andati perduti ma l’Archivio diocesano di Novara ne conserva le copie autentiche, fatte fare dal Vescovo Carlo Bescapè nel 1599, dopo una visita pastorale a Cravegna. (“Cravegna, Storia, Fede, Arte” pagg. 60 – 61). Nello stesso libro sono elencate le personalità del luogo che assistettero direttamente ai fatti straordinari; fra queste, ovviamente, i parroci della zona ma anche il Podestà di Antigorio per il Duca di Milano insieme alla moglie ed ai figli. Naturalmente la chiesa di San Giulio a Cravegna divenne meta di pellegrinaggi da tutta l’Ossola e dal Vallese, ma già dopo la metà del  XVII secolo, nota don Bertamini, la devozione popolare si stava perdendo, nonostante l’istituzione, ai primi del ‘500, di una “Società della B.V. Maria” e, nel 1581, di una “Compagnia del S. Rosario”.

Come detto, l’immagine miracolosa a metà ‘700 fu persino coperta da una preziosa statua lignea della Madonna del Rosario, rubata insieme ad alcune decorazioni dell’altare il 9 agosto 1976: da allora l’affresco è tornato in vista, con tutta la sua storia miracolosa. La chiesa di Cravegna merita di essere visitata anche per un altro motivo: un formidabile ciclo di affreschi che occupa interamente le pareti del presbiterio. Furono realizzati dal pittore Gian Battista da Legnano, probabilmente tra il 1537 e il 1539. L’effetto visivo di quest’opera non ha nulla da invidiare a quello degli affreschi, ben più conosciuti, che impreziosiscono la chiesa di San Gaudenzio a Baceno. E’ probabile, come afferma anche don Bertamini, che si estendano alle navate laterali, dove sono stati successivamente ricoperti. L’attuale parroco di Cravegna, don Andrea Bellebono, rosminiano come Bertamini,  conferma che alcuni sondaggi eseguiti dopo il furto del 1976 hanno evidenziato la presenza di altri affreschi, meritevoli di essere portati alla luce. Quelli del presbiterio sono in buono stato e non hanno bisogno di restauri.

Anche l’affresco che raffigura San Cristoforo sulla facciata della chiesa ha subito un restauro conservativo a cura dell’Unione Sportiva di Cravegna; lo stesso dicasi per l’immagine della Madonna del Latte  nella lunetta che sovrasta la porta del tempio. L’edificio ha avuto non pochi problemi negli scorsi decenni a causa dell’umidità che risaliva dalle fondamenta. Addirittura, ricorda don Bellebono, si dovevano mettere passerelle di legno sul pavimento perché la gente potesse entrare senza inzupparsi i piedi. Fra il 2010 e il 2015 si sono attuati interventi per risanare la chiesa e l’attiguo Oratorio di San Giovanni Battista, ma il problema non è del tutto risolto. La chiesa, spiega ancora il parroco, poggia sulle rocce magmatiche della cosiddetta “Bolla di Verampio”, impregnate d’acqua, che portano ancora umidità. Fortunatamente il canale fognario realizzato nelle vicinanze dal Comune raccoglie buona parte dell’acqua piovana, impedendole di infiltrarsi nell’edificio.

Altri problemi hanno riguardato il soffitto. Nel 2013 una parte della volta affrescata è crollata sopra il pulpito di legno, frantumandone un angolo. Il crollo di circa 2 metri quadrati del soffitto ha evidenziato la situazione di pericolo in cui si trovava tutta la volta: era realizzata, spiega don Bellebono, con malta e “cannette”, cioè bastoni inchiodati agli assi portanti. Con il tempo e l’umidità i chiodi si sono logorati e, pian piano, l’intera volta si stava distaccando. La parte crollata è già stata completamente recuperata; non è stato possibile, invece, fare altrettanto con le parti andate distrutte del baldacchino che sovrastava il pulpito. Anche in questo caso si è mobilitata  l’Unione Sportiva Cravegna, insieme al Consiglio Parrocchiale per contribuire alle spese. A breve, forse già in settembre, partiranno i lavori per rifare completamente l’impianto elettrico della chiesa. Gli affreschi potranno avere così un nuovo sistema di illuminazione. Occorrerebbe anche un nuovo impianto acustico, ma per quello bisognerà attendere ancora un po’.    

Mauro Zuccari