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VERBANIA – 12.09.2019 – Lei firmava per lui che,

anziché svolgere il programma di lavori socialmente utili approvato dal giudice, era altrove a svolgere altre incombenze e mansioni. A tre anni dai fatti e dopo mesi di rinvii dovuti a questioni tecnico-giuridiche, s’è aperto ieri al Tribunale di Verbania il processo per il “caso” scoppiato al comune di Brovello Carpugnino nel 2016. Alla sbarra, per vari reati di falso in concorso tra loro, ci sono l’imprenditore Massimo Arisi, l’ex sindaco Cristina Bolongaro, gli assessori di allora Gianpiero Vecchi e Simone Rossi. Tutto ruota attorno ad Arisi, che nel definire con il tribunale di Verbania un processo per bancarotta, chiese e ottenne la messa alla prova: 360 ore di lavori di pubblica utilità da svolgere a Brovello Carpugnino, dove la compagna –avvocato di professione– era sindaco, il lunedì dalle 8 alle 18 e il sabato dalle 8 alle 13. Terminato questo percorso il reato si sarebbe estinto.

Nel mese del maggio di quell’anno alla polizia locale arrivò la segnalazione di un confidente che rivelava come l’imprenditore non si presentasse in Comune e le firme sull’apposito registro le apponesse il sindaco. Giunto alla stazione dei carabinieri di Stresa, l’esposto divenne un’inchiesta condotta dai vigili e dalla sezione di pg dei carabinieri. Ai primi riscontri gli inquirenti, coordinati dalla procuratrice Olimpia Bossi, si attrezzarono installando una telecamera nascosta nell’ufficio in cui si trovava il registro, e monitorando le celle telefoniche dei due telefonini in uso ad Arisi. Emersero 37 casi in cui i dati non combaciavano: in 24 occasioni la cella agganciata era lontana da Brovello Carpugnino, anche in provincia di Rovigo. Scattò il sequestro del registro le cui date furono incrociate con le altre risultanze. Ed emerse che in un giorno in cui risultava aver lavorato a Brovello Carpugnino, si trovava a Palazzo di giustizia, sentito come testimone in un altro procedimento. La notifica degli avvisi di garanzia fece scalpore. Bolongaro si autosospese ma poco dopo l’Amministrazione cadde e l’ente fu commissariato. Secondo la ricostruzione dell’accusa i lavori socialmente utili non furono svolti e a firmare il registro fu il sindaco, con l’avallo –per quanto di loro competenza– dei due assessori.

Nella prima udienza hanno deposto i testi dell’accusa: l’ispettore della polizia locale e il luogotenente dei carabinieri che effettuarono le indagini. Il controesame delle difese, in particolare dagli avvocati Milena Poletti e Alberto Costa, che rappresentano Bolongaro (Arisi è difeso dall’avvocato Andrea Alpicrovi di Savona, Vecchi dall’avvocato Alberto Zanetta e Rossi della stessa Poletti), ha puntato sulla possibilità che vi siano errori nella raccolta dei dati delle celle telefoniche ma, soprattutto, ha sostenuto l’inutilizzabilità delle immagini della telecamera, collocato in un ufficio non aperto al pubblico. Di parere contrario la procuratrice e Claudio Bossi, avvocato di parte civile per il comune di Brovello Carpugnino. Il giudice Annalisa Palomba ha ammesso tutte le prove con riserva, che scioglierà il 7 ottobre. Un’altra udienza è già fissata per il 17 ottobre.