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VERBANIA – 17.09.2019 – Lo “sgarro” dopo il pesante diverbio

con un venditore di rose cingalese e il conto non pagato. Sono questi i motivi –così sostiene la Procura di Verbania– che hanno innescato la ripicca e l’incendio doloso appiccato al Roxy Bar di Stresa. Nella notte del 6 settembre 2017 in via Anna Maria Bolongaro, nel centro di Stresa, un boato destò i residenti. C’era stato uno scoppio, seguito dalle fiamme, nel locale che quel giorno aveva osservato il turno di chiusura. Come mandante di quell’atto intimidatorio è a processo al tribunale di Verbania Giulio Gregorio Spozio, 85enne di Milano con una seconda casa sul Lago Maggiore. Secondo l’accusa è stato lui a commissionare l’incendio a Carmine Costabile, 62 anni, suo dipendente; e all’ecuadoregno di 44 anni Darwin Vicente Velazquez Navarrete, collaboratore domestico della moglie. Costabile ha già patteggiato 8 mesi mentre il fascicolo a carico di Velazquez Navarrete è tornano in Procura perché la chiusura indagini era stata effettuata senza che l’indagato fosse stato ascoltato nell’interrogatorio di garanzia da lui chiesto.

Il processo s’è aperto ieri con l’audizione dei testi dell’accusa. Il comandante della stazione dei carabinieri di Stresa ha raccontato l’esito delle indagini, partite da un diverbio tra i titolari e un cliente avvenuto qualche giorno prima quando questi –Spozio– aveva omaggiato le clienti delle rose di un ambulante cingalese che, protestando per non essere stato pagato, fu insultato e minacciato con un coltello. L’intervento dei titolari, che avevano pagato l’ambulante, aveva placato gli animi di tutti, tranne che dell’avventore, che se n’era andato senza pagare il conto da 100 euro. Conto che il 6 settembre, giorno dell’incendio, gli avevano sollecitato telefonicamente. Da questo episodio, incrociando filmati della videosorveglianza e celle telefoniche, i militari sono arrivati ai tre presunti responsabili. Che l’incendio sia stato doloso l’ha confermato il vigile del fuoco del locale distaccamento di volontari che intervenne per primo, trovando tutto il bar annerito, con la porta non chiusa a chiave e con, al centro della sala, una tanica di plastica liquefatta che si ritiene sia l’innesco.

Il processo è stato aggiornato per sentire gli altri testi al 7 novembre, giorno in cui Spozio dovrà anche rispondere di minaccia aggravata, reato per il quale è stato denunciato –pur in mancanza di formale querela, ma come atto dovuto da parte dei carabinieri– in seguito alla minaccia con il coltello portata al cingalese.