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VERBANIA – 21.01.2020 – Un matrimonio combinato

dalle famiglie, l’incompatibilità di carattere, l’unione naufragata nella convivenza quotidiana e il timore di lei nel separarsi e tornare in Marocco, dalla famiglia che l’avrebbe oppressa. È in questo contesto che, nel 2018, matura in una famiglia di magrebini residente nel Vco, la denuncia della donna che, affidandosi ai servizi sociali, racconta di pesanti maltrattamenti subiti dall’uomo, che l’avrebbe anche costretta a rapporti sessuali non voluti. La sua storia mobilita gli assistenti sociali, che l’aiutano a trovare una nuova casa e un lavoro; e mette in moto la macchina della giustizia, che è molto sensibile quando le vittime sono le donne. Viene imbastito così un processo che, alla prova dell’aula, non ha retto. È stato lo stesso pm Gianluca Periani, all’esito del dibattimento, soprattutto alla luce della testimonianza della stessa donna (non costituita parte civile) che ha corretto le affermazioni iniziali e ridimensionato gli episodi di natura sessuale, a chiedere l’assoluzione per uno dei due capi d’imputazione, la violenza sessuale. Un’accusa gravissima, che ha portato il caso all’attenzione di un collegio di tre magistrati (Donatella Banci Buonamici presidente, Rosa Maria Fornelli e Annalisa Palomba giudici a latere), chiamato anche a esprimersi sui maltrattamenti. Che sono avvenuti – ha sostenuto l’accusa che, nell’avanzare per il marito la proposta di condanna a un anno e quattro mesi, ha parlato di percosse, di un tentativo di strangolamento, di minacce portate con il coltello, dell’obbligo di restare chiusa a chiave nella stanza mentre piangeva.

Gli imputati dovrebbero essere i genitori – ha replicato Massimo Vairetti, uno degli avvocati della difesa – che hanno combinato un matrimonio che non ha mai funzionato. Sia lui, sia Marisa Zariani, esplicita nel ricondurre le denunce al momento in cui, quando il marito voleva tornare in Marocco per divorziare, lei reagì accusandolo per restare in Italia (come accaduto) e ottenere aiuto, hanno definito poco credibili anche gli episodi di maltrattamento. Una versione che ha convinto i magistrati, che hanno respinto la richiesta di condanna e, anche per i maltrattamenti, hanno assolto il magrebino.