passeggiata cane

NOVARA- VCO- 05-04-2020-- Un lettore ossolano ci scrive

per commentare le norme di sicurezza adottate per arginare l'epidemia di Coronavirus, invitando chi ci governa ad usare il buon senso nell'applicarle in alcune realtà:

“Gentile Direttore, sono trascorse alcune settimane dal varo delle severe misure che hanno cambiato così radicalmente la nostra vita, e una cosa appare ormai chiara: la speranza che tutto potesse risolversi in tempi rapidi dev'essere accantonata. In questo momento, la necessità di rivedere i provvedimenti in maniera accorta e razionale è quanto mai evidente, così da abbandonare misure un po' troppo emotive e non sostenibili nel lungo periodo. Il mantra dello "stare in casa" comincia a scricchiolare, anche perché stanno emergendo alcune situazioni paradossali per cui, ad esempio, si disinfettano le strade ma si trascurano gli ascensori. Del resto, è noto a tutti che il contagio è facilitato dagli ambienti chiusi, specialmente in assenza di adeguato ricambio d'aria. Si impedisce poi la corsa in solitaria, adducendo la ridicola motivazione che qualcuno rischierebbe di farsi male e andrebbe a intasare ancor di più gli ospedali, ma si ignora il fatto che, per un amatore, è molto più facile infortunarsi improvvisando esercizi di potenziamento casalingo (così tanto suggeriti in questi giorni), che non facendo la solita corsetta della salute. E cosa dire, in termini di "sovraccarico del sistema sanitario", dei fumatori, quelli sì facilmente soggetti a problemi respiratori con pericolosi abbassamenti delle difese immunitarie? Alla luce dei fatti, lo "stare in casa" non dà quindi le necessarie garanzie, specie se si vive in grandi caseggiati con spazi comuni, nei quali la gente si accalca proprio perché le viene impedito di uscire. Già all'inizio dell'emergenza, un ufficiale delle Forze dell'Ordine, riferendosi ai casermoni con minuscoli appartamenti di certe periferie urbane, mi confidava di essere molto preoccupato per la tenuta del tessuto sociale, e la rivolta scoppiata a Palermo gli sta dando ragione. É dunque necessario entrare nel dettaglio di ogni situazione, così da prendere dei provvedimenti specifici per ognuna di esse, al fine di ridurre il più possibile i rischi di contagio. Nel contempo, in un'ottica di lungo periodo, certe misure vanno allentate dove ciò risulta possibile, così da essere sostituite da prescrizioni più razionali. Non ha nessun senso, in una zona come la nostra, che le persone non possano sgranchirsi le gambe con una corsetta, visto che è possibilissimo farlo senza rischi per nessuno. Nel contempo, le persone devono sapere che la dovuta distanza di sicurezza aumenta con l'aumentare della velocità: secondo gli esperti, per un amatore medio che corre a 4'30" al km, dev'essere di almeno 5 metri e mezzo. Oggi potrebbero essere proficuamente generalizzati, poi, i molti giochi elaborati a suo tempo da alcuni pedagogisti per permettere ai bimbi affetti da alcune malattie contagiose, e soprattutto da problemi di immunodeficienza, di fare attività all'aperto in modo sicuro con altri coetanei. Assurdo, inoltre, che i gruppi familiari ossolani non possano recarsi in solitudine a curare il proprio orto o la propria baita a poca distanza da casa, nel caso in cui devono uscire dal proprio Comune. Il provvedimento generale è stato suggerito dalla necessità di limitare i pericolosi travasi di popolazione ai quali si è di recente assistito, ma non ha nessun senso applicarlo a una realtà come la nostra. Così come non si può paragonare la densità di persone che affollano i parchi cittadini a quella osservabile sui nostri sterrati semi-deserti, allo stesso modo non si può equiparare chi attraversa l'Italia su treni affollati a chi, vivendo in una zona di piccoli paesi, oltrepassa diversi confini comunali in 5 minuti d'auto. I nostri amministratori dovrebbero far presente tali differenze a chi di dovere, invece di gareggiare a chi emana misure di crescente severità ma non certo prioritarie, come la disinfezione dell'asfalto, l'utilizzo di droni o il varo di tessere volte a limitare le uscite per fare la spesa. In ogni caso, non è questo il momento di accanirsi contro chi deve prendere decisioni di altissima responsabilità. Anzi, è soprattutto alle nostre mancanze che dobbiamo guardare. La mascherina non è un amuleto, e, come nel caso della corda in montagna, se non si usa bene può aumentare il pericolo invece di ridurlo. Infine, non so quanti se ne sono accorti, ma, nel giro di pochi giorni, siamo passati dal "perché non se ne stanno a casa loro" riferito ai migranti, alla stessa frase indirizzata alle persone che vediamo passare sotto la nostra finestra. E come prima c'era chi esagerava nel vedere un potenziale terrorista islamico in ogni musulmano che arrivava in Italia, adesso c'è chi tende a vedere un potenziale untore in ogni persona che incontra per strada. La massificazione suggerita dalla paura va il più possibile evitata: fare confusione tra un gruppo di incoscienti che si assembrano come se niente fosse, e un papà che, dopo essersi puntigliosamente accertato di poter escludere ogni rischio, porta il suo bimbo a fare due passi in una zona isolata, non può portare niente di buono. Per quanto in questo momento ci sentiamo in gran parte impotenti, dobbiamo capire l'importanza di tirare fuori tutto il nostro buonsenso. Forza e coraggio!”.