1

mascherine generico

VERBANIA - 28-05-2020 -- Scatta alla mezzanotte

di oggi in tutto il Piemonte il lungo weekend della mascherina obbligatoria all’aperto. L’ha deciso ieri il governatore della Regione Alberto Cirio con un’ordinanza che sta facendo discutere, soprattutto in una provincia -come il Verbano Cusio Ossola- in cui i numeri dell’emergenza Covid-19 sono sotto controllo.

Il provvedimento varato in fretta e furia sull’onda degli assembramenti vissuti in piazza a Torino per il passaggio delle Frecce Tricolori, impone che per i cinque giorni del ponte del 2 giugno (da venerdì a martedì compreso) si debba tassativamente indossare la mascherina nei luoghi all’aperto dei “centri abitati”. Le uniche eccezioni: i bambini sotto i sei anni d’età, chi ha patologie che impediscono l’uso della mascherina, chi pratica attività motoria (di corsa o in bicicletta), chi siede al tavolino di bar e ristoranti.

Letta a Torino, città popolosa con un’elevata densità demografica e una propensione naturale alle aggregazioni nel “centro abitato”, l’ordinanza ha un significato totalmente diverso da quello che assume se letta nel Vco. Come potrebbe essere diversamente in una provincia in cui poco meno di 160.000 persone vivono in 2.260 chilometri quadrati, perlopiù di montagne. Una provincia con 74 comuni, di cui 72 sotto i 15.000 abitanti, con ben 41 (più della metà) addirittura sotto i 1.000.

Una provincia che è pressocché Covid-free perché, come certificato dalla stessa Regione nella mappa interattiva pubblicata sul proprio sito internet, ha 56 comuni (i tre quarti del totale) senza alcun caso accertato. A oggi i malati di coronavirus in provincia sono 95. E, a eccezione dei 30 di Omegna (dove è attivo un reparto ad hoc al Coq), dei 13 di Premosello e dei 12 Vogogna (sede di due case di riposo), i casi sono pochissimi negli altri comuni. Se ne contano 10 a Verbania; 2 a Domodossola, Stresa e Gravellona Toce; uno a Baveno e Cannobio, solo per citare i comuni più popolosi.

Anche pensando che il ponte del 2 giugno porti qualche visitatore in più sui laghi o nelle valli -non i turisti, perché le strutture ricettive, campeggi e alberghi, sono tutte chiuse, così come le frontiere con la Svizzera- è arduo pensare che si creeranno i temuti assembramenti torinesi.

Però, tra poche ore, entrerà in vigore il “coprifuoco da mascherina”. Per uscire di casa bisognerà indossarla obbligatoriamente, pena salate sanzioni. E non solo nei comuni più grandi, nelle località turistiche. Anche in piazza a Formazza, a Bannio Anzino, a Villette, Gurro o in una qualsiasi delle nostre vallate, dove il timore di contrarre il Covid-19 è (fortunatamente) diventato l’ultimo dei problemi della popolazione.

Il Piemonte -e qui sta il nodo- non è tutto uguale. Gli assembramenti di Torino non esistono alla periferia della Regione, in un territorio che -non a caso- rivendica da sempre la sua specificità e lamenta la propria marginalità. Vivere nel Vco significa essere tagliati fuori da molti servizi, avere meno opportunità (di studio e di lavoro), dover ricorrere a lunghi spostamenti con mezzi pubblici per nulla paragonabili alle città. È, insomma, uno svantaggio solo in parte bilanciato dalla qualità della vita e dell’ambiente. Uno svantaggio diventato vantaggio nel contenimento dell’epidemia.

Ciò non toglie che la mascherina sarà obbligatoria, a prescindere. Si potrà obiettare che nella stessa ordinanza la Regione concede ai sindaci la facoltà di adottare provvedimenti diversi “sulla base delle esigenze e delle caratteristiche dei loro comuni”. Come dire: se non vi va, non fatelo. Però decidete voi, mettetelo per iscritto ed emanate un’ordinanza.

Qualche sindaco probabilmente lo farà, altri più semplicemente faranno finta di niente confidando nel buon senso/clemenza dei loro vigili o delle forze dell’ordine. Resta quella nota stonata di un modo di amministrare, che largheggia con il Covid-19, secondo cui è meglio vietare che concedere, generalizzare e non guardare ai singoli casi, magari confidando nell’educazione civica del cittadino.

Sarebbe stato più semplice che ogni comune, sollecitato dalla Regione, decidesse per proprio conto se imporre la mascherina o meno. Francamente un provvedimento così restrittivo in una provincia in cui anche i dati scientifici non lo giustificano, è eccessivo, come in tanti hanno fatto rilevare.