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vino bicchiere

TORINO – 09-08-2020 – “Le esportazioni

agroalimentari Made in Italy hanno perso 1,2 miliardi di euro negli ultimi sei anni a causa del blocco che ha colpito una importante lista di prodotti agroalimentari con il divieto all’ingresso di frutta e verdura, formaggi, carne e salumi, ma anche pesce, provenienti da Ue, Usa, Canada, Norvegia ed Australia”. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti divulgata alla vigilia dell’anniversario dell’embargo deciso con decreto n. 778 del 7 agosto 2014 e più volte rinnovato come ritorsione alla decisione dell’Unione Europea di applicare sanzioni alla Russia per la guerra in Ucraina.

“L'embargo con la Russia, che era un importante destinazione commerciale per le nostre produzioni, ha provocato già pesanti ripercussioni dal 2014 ad oggi- affermano Roberto Moncalvo Presidente di Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa Delegato Confederale -. Si tratta di un costo sempre più insostenibile per l’Italia e per le nostre esportazioni in un momento già drammatico a causa dell’emergenza Coronavirus ma anche delle guerre commerciali, tra i nuovi dazi annunciati dal presidente degli Stati Uniti e le tensioni legate alla Brexit. Dopo, infatti, il Gorgonzola ora a rischio c’è il vino Made in Piemonte per cui è opportuno impiegare tutte le energie diplomatiche per superare inutili conflitti e difendere un settore strategico per il Paese”. Si è infatti conclusa lo scorso 26 luglio la procedura di consultazione avviata dal Dipartimento del Commercio (USTR) degli Usa sulla nuova lista allargata sui prodotti Ue da colpire a seguito della disputa sugli aiuti al settore aereonautico. Un contenzioso che per l’Italia riguarda i 2/3 delle spedizioni agroalimentari totali con gli Usa che minacciano di aumentare i dazi fino al 100% in valore e di estenderli a prodotti simbolo del Made in Italy, dopo l’entrata in vigore il 18 ottobre 2019 delle tariffe aggiuntive del 25% che hanno già colpito specialità italiane. “Al danno diretto delle mancate esportazioni in Russia si aggiunge la beffa della diffusione sul mercato russo di prodotti di imitazione che non hanno nulla a che fare con il Made in Italy ed il rischio per la ristorazione italiana in Russia è quello che, dopo una rapida esplosione, può essere messa in difficoltà per la mancanza degli ingredienti principali davvero italiani”, concludono Moncalvo e Rivarossa.