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VERBANIA - 21-10-2020 -- Aveva un buon lavoro

in Svizzera, s’era fatto una famiglia e aveva avuto una bambina. Poi, in poco tempo, la sua vita è stata stravolta: è finito disoccupato, è stato lasciato dalla compagna e ha fatto ricorso a stupefacenti. Quell’abbandono non l’ha mai digerito, fin dal giorno successivo alla rottura. Non se n’è fatto una ragione, ha perso la testa diventando ossessivo e aggressivo tanto da finire, non solo a processo, ma addirittura in carcere. Stalking e lesioni sono i reati per i quali un 33enne ossolano è stato condannato dal Tribunale di Verbania. Il giudice Donatella Banci Buonamici l’ha ritenuto responsabile di atti persecutori, stabilendo una pena di 8 mesi, la stessa chiesta dal pm Anna Maria Rossi. Alla sentenza di primo grado s’è arrivati in poco più di un anno e mezzo dai primi episodi. I comportamenti vessatori sono stati diversi e si sono protratti per un mese, prima che intervenissero le misure interdittive: l’arresto prima e il divieto di avvicinamento poi. Lui s’è recato più volte nei luoghi da lei frequentati: il bar dove lavorava saltuariamente di proprietà di parenti, l’abitazione di lei, casa della zia dove sapeva l’avrebbe trovata. Nei contatti via telefono o messaggio -contatti frequenti per la gestione della figlia di un anno- lui insultava e minacciava lei, anche di morte. C’è stato anche un episodio di aggressione fisica, che le ha provocato un ecchimosi al braccio e un dolore lombare.