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 accesso morosini

VERBANIA - 14-01-2021 -- Un’odissea. Otto anni di lettere, solleciti, ricorsi e sentenze non sono bastati a una signora di Verbania per regolarizzare un passo carraio esistente da tempo immemore sulla statale 34, a Fondotoce.
È una vera e propria battaglia con Anas, ora finita persino alla Procura della Repubblica di Verbania, quella intrapresa da una sessantaseienne che, nel 2011, decise di ampliare la casa di famiglia realizzando due appartamenti da adibire a bed & breakfast. Nel redigere le pratiche edilizie -licenziate senza problemi- l’architetto incaricato del progetto s’accorse che l’accesso stradale alla ss34 non era stato regolarizzato. Coevo alla villetta, esisteva da molto prima del 1992, anno di entrata in vigore del nuovo codice della strada.
In perfetta buona fede e decisa a seguire le regole, la signora presentò la domanda di autorizzazione all’Anas. Era il 22 marzo 2013 e, allora, non immaginava nemmeno che cosa avrebbe scatenato quella semplice lettera. Nel luglio 2014 l’ente stradale bocciò la richiesta sostenendo che, non rispettava la distanza minima di 100 metri prevista dal Codice della Strada tra accessi autorizzati (avendo rilevato i due successivi a 12 e 98 metri).
La signora dovette pertanto ricorrere al Tar che, verificato che gli accessi limitrofi non risultavano mai essere stati autorizzati, nel darle ragione (maggio 2016), impose ad Anas di rivedere tutte le pratiche in essere.
La sentenza, passata in giudicato, non fu immediatamente eseguita. Nel novembre 2016 la domanda per il riconoscimento del passo carraio venne riaperta, seguita pochi mesi dopo (aprile 2017) da un secondo preavviso di diniego. Il rapporto con Anas, tra carte bollate e lettere, si fece “complicato” e i tempi si allungarono, tanto che fu presentato un secondo ricorso al Tar, chiuso (marzo 2018) con esito analogo e con l’attestazione, da parte dei giudici, di un “colpevole ritardo” di Anas. I magistrati torinesi, tuttavia, respinsero la richiesta di risarcimento danni della sessantaseienne, che ha impugnato la sentenza ed è in attesa di un definitivo giudizio da parte del Consiglio di Stato. Ma che, stanca delle lungaggini, per definire la questione ha acconsentito -senza riconoscere i contenuti- a firmare un disciplinare che ha permesso, nell’aprile 2019, di chiudere la pratica amministrativa.
Parallelamente alla querelle giudiziaria, che pesa (anche economicamente) sulla signora costretta a una sorta di battaglia alla Davide contro Golia, c’è la diatriba con Anas sull’accesso ai documenti e sulla consistenza degli stessi. Aiutata dal figlio, che ha seguito le pratiche in tutti questi anni, e da più avvocati, la verbanese ha riscontrato alcune incongruenze, che vanno dal diniego dell’accesso civico al mancato censimento obbligatorio dei passi carrai passando per l’attestazione di avvio di procedimenti non riscontrati poi negli atti, che l’hanno indotta a presentare, tramite il proprio legale, un lungo e articolato esposto alla Procura di Verbania.