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STRESA - 22-01.2021 -- Il ricorso del ministero è tardivo e va respinto: Stresa può tornare ad applicare l’imposta di sbarco. Si chiude con il Consiglio di Stato che ribaltala decisione del Tar Piemonte il contenzioso legale tra l’Amministrazione del comune lacuale e il Mef, ministero dell’Economia e delle finanze, avviato nel 2018. In quell’anno dagli uffici romani di via Venti settembre giunse il ricorso contro la deliberazione della giunta comunale (sindaco Giuseppe Bottini) che confermava per quell’anno l’imposta di sbarco, cioè quella tassa da 50 centesimi a testa che ciascun turista -tolti i residenti e i lavoratori- giunto con battelli della Navigazione o privati avrebbe dovuto versare per il solo fatto di mettere piede in una delle Isole Borromee. Secondo il Mef era un doppione dell’imposta di soggiorno pagata da chi, sia a terra, sia sulle Isole, soggiornava in una struttura turistico-ricettiva. Per questo il ministero presentò ricorso, ottenendo un primo pronunciamento favorevole, nel 2019, dal Tar Piemonte. Contro quella decisione il comune di Stresa, rappresentato dall’avvocato Teodosio Pafundi, ha presentato opposizione adducendo questioni di merito, ma anche sottolineando come il ricorso fosse tardivo rispetto alla prima delibera che istituiva l’imposta di sbarco, risalente al 2017. Il Consiglio di Stato, ultimo grado di giudizio, ha dato ragione a Stresa, bocciando il ministero.

Stresa ha diritto all’imposta di sbarco. Per incassarla, però, occorre un nuovo atto del Comune perché, in pendenza del ricorso, la giunta aveva sospeso la sua decisione.