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Ospedale S. Biagio

DOMODOSSOLA - 07-04-2021 - Registriamo un intervento di Bernardino Gallo,presidente del gruppo FB SOS Ossola Cusio Verbano, già presidente USSL 56 Ossola sulla riorganizzazione sanitaria del VCO ipotizzata dallo studio recentemente commissionato dalla Regione a Ires (QUI)

"Ribadisco per l’ennesima volta che sono contrario all’ospedale nuovo ovunque ubicato e non solo nel campo paludoso dove si schiantò Chavez il primo trasvolatore delle Alpi.  Sono anche allibito da chi vorrebbe costruirlo sbandierandolo come miglioramento e tace, da sempre, sui tagli che fanno al San Biagio e fingendo d’ignorare gli ordini di dirottare i parti al Castelli col risultato che, oltre al notevole disagio, molte vanno a partorire in altri presidi anche della Lombardia. Il San Biagio ha una storia di oltre ottocento anni e che nel tempo si è allargato e migliorato notevolmente con servizi e strutture di altissimo livello come la sala operatoria che si sviluppa su un unico piano, oltre che dotato di attrezzature di avanguardia come la radiologia anche se quelle “ordinarie” sono vetuste al San Biagio e al Castelli e su queste occorrerebbe investire.
Del resto cosa se ne farebbe di tutte le strutture esistenti in massima parte migliorate o nuove? La risposta silenziosa è DEMOLIRLE. Si pensi, invece a eliminare gli ingorghi di traffico alla regione Nosere che è sempre congestionata con evidenti difficoltà di accesso sia da sud a nord sia viceversa. In sostanza il mio appello è di  non sprecare soldi che, anche a causa della pandemia, sono molto scarsi e utilizziamo le risorse per terminare e completare, con molta meno spesa e maggior efficacia di quanto proposto, l’esistente e utilizzare il resto per attrezzature e personale. Cui prodest questa scelta?  Apparentemente si afferma che si preservano gli ospedali esistenti in due dei quali si manterrebbero i DEA. In questo caso dovrebbero essere garantiti da adeguata presenza attiva delle aree di medicina, chirurgia e materno infantile, ma tra le righe si comprende che questi supporti saranno ridotti molto più che all’osso e non in grado di garantire gli interventi in entrambi i due presidi nei quali saranno assenti, nell’uno, nell’altro o in entrambi, i posti letto di servizi importanti e necessari. Si tace sulle nascite in Ossola mentre si prevede una specializzazione cardiologica per il nuovo ospedale, importante anche per l’emodinamica che arrivò al San Biagio una decina di anni fa grazie al DG Giacoletto e, immodestamente, allo scrivente. Anche per tale scelta non c’è bisogno di un ospedale nuovo. Mi posso permettere di dare indicazioni sulla sanità giacché in meno di un decennio riuscii a far passare l’allora sanità Ossolana, da ultima del Piemonte alla seconda dopo di quelle della provincia di Novara. Ritengo che per esprimere pareri e fare proposte adeguate in tutti i vari settori, occorre aderire a questa scelta strategica non solo per motivi di giustizia ma anche per rispetto all’ambiente. Per quanto riguarda la sanità, la logica centralista portata avanti in termini esasperati in questi ultimi anni e ancora vigente, renderebbe vetusto anche un nuovo ospedale giacché il moltiplicarsi delle specialità che ha generato il centralismo esasperato e la necessità di avere utenze sempre più numerose, renderebbe questa nuova struttura inadeguata perché con la logica centralistica da loro perseguita è necessario garantire la qualità con i numeri d’interventi che non possono esistere.  Come ho continuato a scrivere da qualche anno, le tecnologie consentono oggi un decentramento di qualità anche nelle estreme periferie con apparecchiature straordinarie che consentono di valutare e intervenire con estrema qualità sia in periferia sia dal personale in servizio in sedi decentrate sia da chi è ultra qualificato intervenendo da strutture centrali anche lontanissime dalle periferie. Anche con questa logica avevo proposto, inascoltato, un modello innovativo da me definito rivoluzione copernicana è quello di mettere in stretta integrazione e collaborazione gli operatori di primo e secondo livello, cioè periferia e centri metropolitani: da noi le strutture di Domodossola, Verbania e Omegna operanti con Novara, Alessandria e Torino. Altra questione importante ma trascurata è che l’urgenza e l’emergenza nel VCO non possono assolutamente essere garantite da un unico ospedale o da due on DEA posticci che non hanno un retroterra, nemmeno con costi e strutture straordinarie come ambulanze super attrezzate, dotate di personale medico e infermieristico, distribuite abbondantemente in posizioni strategiche. L’urgenza e l’emergenza si possono garantire anche nelle valli solo dai tre ospedali che dovranno fare squadra. Nonostante queste evidenti considerazioni la quasi totalità di chi interviene su questi temi lo fa guardando solo al passato, condannati come gli indovini nell’infermo dantesco che hanno la testa rivolta alle loro spalle. Aggiungo che il Castelli è una struttura più che decente che potrà essere ulteriormente migliorata con poca spesa. Ripeto che in una realtà come il VCO nella quale il privato convenzionato e finanziato con soldi della collettività e oltre il 70% rispetto a quello solo pubblico ospedaliero che è meno del 30% è assolutamente necessario non tagliare il pubblico ma valorizzarlo e indirizzare il privato".

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