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VERBANIA - 08-04-2021 -- Stanchi, delusi e arrabbiati. È quasi un mese, da quando il Piemonte è in zona rossa (e lo sarà almeno sino al 30 aprile, secondo l’ultima ordinanza firmata l’altro ieri a Torino), che gli ambulanti sono a casa. I furgoni sono in garage, la merce in deposito, le casse piangono e non c’è una seria prospettiva di ripresa, né regole chiare per tutti. È sfogando tutta la propria frustrazione che, ieri mattina, la categoria s’è ritrovata in piazza. A Pallanza, davanti alla sede del Palazzo di Città, la Fiva -l’associazione di categoria che li rappresenta- erano in tanti a manifestare contro le chiusure indiscriminate. Chiedono alle autorità di poter tornare a lavorare, quantomeno come i colleghi dei negozi. I vari Dpcm, decreti legge e ordinanze anti-Covid-19, infatti, applicano restrizioni più ampie per il commercio su strada che, per definizione, avviene in un luogo all’aperto nel quale il rischio di contagio è molto più basso che all’interno di un negozio. Eppure le uniche attività ammesse sono quelle alimentari, mentre sono aperti i negozi di articoli sportivi, di intimo e quelli che vendono abbigliamento per bambini.

L’hanno sottolineato ieri Claudia Lomazzi, referente provinciale Fiva, Diego Barani e gli altri colleghi che si sono succeduti al microfono reclamando semplicemente il diritto a poter lavorare perché, così, non ce la fanno più.

Al sit-in è intervenuto anche il presidente di Confcommercio Vco Massimo Sartoretti, che ha un passato da ambulante e che è solidale con la categoria.

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