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emmanuel farah

VERBANIA – 16.07.2017 – È ambientato a Malta,

parla di bikini ma non ha nulla a che vedere con vacanze o svaghi turistici. È un docu-film impegnato la prima opera cinematografica che vede il verbanese Emmanuel Tut-Rah Farah come autore. “Burning Bikinis”, che nelle scorse settimane è stato presentato al Valletta film festival, racconta il movimento femminista nell’isola del Mediterraneo partendo da un fatto verosimile – ma falso – che sarebbe accaduto in quel Paese negli anni ’60, quando nacque la leggenda metropolitana di un falò di costumi da bagno a due pezzi. Partendo da qui Farah, insieme a Alessandro Tesei e con la collaborazione di Antonella Sgobbo e Carla Camilleri, ha iniziato a registrare una serie di interviste che poi sono diventate un documentario di circa un’ora. La produzione è stata realizzata dalla Aditus Foundation con la co-produzione di Subwaylab di Jesi e il supporto della maltese Pineapple media.

La passione di Farah per i video e la comunicazione multimediale è nata solo qualche anno fa, in una delle sue esperienze formative. Trentacinque anni, nato e cresciuto a Verbania da padre egiziano (Attalla Farah, già vicepresidente del Consiglio comunale) e da madre italiana – la professoressa Varcaiuolo, già docente al liceo Cavalieri – ha sempre avuto una mentalità aperta al mondo. Laureato in Filosofia con specializzazione in Lingue e culture afroasiatiche, ha studiato a Bologna e a Il Cairo. E lì, nel periodo dell’esplosione della Primavera araba e della rivolta di piazza Tahrir, ha compreso l’importanza della multimedialità nel mondo della comunicazione moderna in ambito sociale. 

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