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CRODO- 13-10-2017- “Caro Savoia le armi bisogna affilarle”

inizia così un comunicato stampa di Marilena Panziera, capogruppo di minoranza del Comune di Crodo, in cui criticandolo per quanto fatto sinora, si esorta il primo cittadino Ermanno Savoia ad intraprendere una “battaglia” in difesa del nome “crodino”: “Ad una settimana dalla conferma della vendita dello stabilimento di Crodo, da parte di Campari ad un gruppo danese, con l’opzione di trattenere per sé il marchio Crodino e dopo aver letto su Eco Risveglio di ieri, giovedì 12 ottobre 2017, l’intervista rilasciata dal Sindaco di Crodo Ermanno Savoia, mi corre l’obbligo di intervenire, almeno per stigmatizzare l’atteggiamento della maggioranza e del suo “leader” in questa vicenda.

Da tempo, la minoranza ed il consigliere Chiolini, lanciavano l’allarme al primo cittadino affinché prendesse con coraggio la decisone di avvicinare i vertici di Campari per ottenere spiegazioni in merito ad alcune scelte di carattere produttivo, scelte, che non convincevano maestranze e popolazione, vedasi questione Crodino Twist, smantellamento della linea di imbottigliamento dell’acqua in vetro, ecc… senza comprendere le numerose sollecitazioni fatte affinché si riuscisse ad interessare il gruppo al recupero del vecchio stabilimento, in condizioni fatiscenti e pericolante, non certo un degno biglietto da visita per un territorio che ama definirsi Giardino delle Alpi.

Appelli inascoltati e spesso respinti con sdegno o con noncuranza, forse per mascherare una scarsa capacità a percorrere strade tortuose, ove è indispensabile essere determinati, non temere il proprio interlocutore, certamente forte economicamente e preparato, ma non per questo titolare di diritti che non possono essere messi in discussione.

La questione del Crodino non la si affronta andando a “chiedere” informazioni allo studio che oltre 20 anni fa si occupò con le amministrazioni della valle di contrastare il paventato spostamento della produzione dell’analcolico biondo in quel di Sulmona, bensì, cercando validi appigli giuridici, attraverso consulenti specializzati in marchi territoriali e brevetti, in grado di attingere efficacemente alle norme attuali. Nel 1996/97, l’aiuto dato dallo studio di Milano, fu prezioso, ma fondamentale fu il ruolo della Regione Piemonte, che si interpose e fece “pesare” la questione della concessione di sfruttamento della sorgente, ora in capo alla Provincia. Si arrivò così ad una soluzione che accontentò tutti, coronata da un bel piano industriale, che negli anni ha consentito di sopperire, almeno parzialmente, all’inevitabile diminuzione dei posti di lavoro che l’innovazione tecnologica associata al trasferimento del Crodino, avrebbe sicuramente generato. Mi permetto di suggerire al Sindaco di affilarle le armi, che dice essere “spuntate”, perché deve sapere che nessuna battaglia è persa prima di essere combattuta, capisco che è un po’ fuori luogo, ma mi permetto di dire che l’umanità è cresciuta e si è evoluta combattendo guerre sanguinose, ma anche battaglie sindacali e civili. Anche a Crodo vi è un umanità che attende da tempo qualcuno che conduca fuori il paese dalla decadenza in cui è precipitato da qualche anno a questa parte, magari proprio per mancanza di motivazione o per scarsa fantasia da parte di coloro che hanno voluto a tutti i costi rappresentare qualcuno e qualcosa che non conoscono e in cui non credono”.

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