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VERBANIA – 07.12.2017 – Due notti di telefonate

ininterrotte al compagno di scuola che si trovava in vacanza sul Verbano – luogo d’origine della famiglia – squilli a vuoto che forse volevano essere uno scherzo ma che, dopo un lungo tira e molla con la giustizia, si sono trasformati in condanna. È di 250 euro di ammenda la sanzione che il tribunale di Verbania ha stabilito per Mattia Monti, giovane milanese che, insieme a due amici minorenni, nell’estate del 2015 molestò telefonicamente un amico. Le telefonate, un episodio inquadrabile nell’alveo del bullismo, lo raggiunsero nel Vco, disturbandone il sonno e inducendo il padre di lui, intestatario del contratto, a sporgere denuncia cambiando al contempo il numero di cellulare. Le indagini individuarono in Monti l’autore di quel gesto. Lui, che non ha negato ammettendo però solo alcune chiamate, ha spiegato che insieme agli amici voleva solo scherzare. E a quello scherzo avrebbe anche potuto porre rimedio evitando ogni conseguenza legale. Rinviato a giudizio dal tribunale di Verbania, tramite il suo avvocato, Milena Poletti, ha chiesto di essere ammesso all’oblazione, cioè al pagamento di una multa che avrebbe estinto il reato. Dopo averla ottenuta, però, non ha mai saldato, trascinando il processo per le lunghe. In un secondo momento ha concordato con le due parti civile (il compagno di scuola e il padre) un risarcimento per la remissione della querela, impegno anche in questo caso non onorato. Tra un rinvio e l’altro e dopo otto udienze in poco più di un anno, ieri la contesa s’è risolta definitivamente. Il pm Anna Maria Rossi ha chiesto una condanna a 400 euro di ammenda; il giudice Rosa Maria Fornelli ne ha stabiliti 250 con il beneficio della non menzione nel casellario giudiziario, mettendo però a carico dell’imputato le spese legali dell’avvocato di parte civile, quantificate in 2.500 euro più accessori di legge.

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