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tribunale 16

VERBANIA – 13.01.2018 – Lei condannata, lui assolto.

Dopo una prima sentenza dello scorso giugno – diventata nel frattempo definitiva perché non appellata – del giudice di pace, una seconda – di primo grado, emessa ieri dal giudice Rosa Maria Fornelli – chiarisce i contorni della lite violenta accaduta in Ossola nel novembre del 2012 con protagonisti un uomo e una donna sulla cinquantina, ex conviventi entrambi già divorziati da precedenti matrimoni. Una lite iniziata nella sera in cui lei, qualche mese dopo che la coppia aveva “rotto”, si recò a casa di lui, che si trovava insieme alla nuova fidanzata, suonandogli il campanello. Sul pianerottolo-ballatoio la conversazione andò avanti diversi minuti e si concluse con violenza fisica: lei gli afferrò, stringendoli, i testicoli; lui reagì afferrandole la mano e, allontanandola, torcendole polso e dita con la lesione di un tendine.

Con in mano i referti medici dei giorni successivi, entrambi sporsero querela. La donna, processata per lesioni dal giudice di pace, ha pagato la “strizzata” nelle part intime con 900 euro di multa. L’uomo è andato invece a giudizio per le lesioni, di maggior gravità, finendo assolto perché il fatto non costituisce reato.

I motivi della lite (la gelosia, vista dal lato maschile; il denaro prestato e non restituito da quello femminile), la ricostruzione dei fatti (chi iniziò per primo) e gli effettivi danni subiti (se legati o no esclusivamente a questo episodio) hanno impegnato gli avvocati delle parti nel dibattimento. Per Melania Ruberto, rappresentante la parte civile, si trattò di un’aggressione che provocò un danno di invalidità del 6% facendo perdere alla sua assistita una buona opportunità lavorativa. Per Luca Molino, legale dell’imputato, fu al contrario una lite per motivi passionali in cui l’uomo si dovette difendere dal colpo ricevuto all’inguine.

Nonostante l’accusa, rappresentata dal pm Maria Traina, avesse chiesto la condanna e una pena esemplare di tre anni, il giudice ha optato per l’assoluzione, confermando di fatto la ricostruzione del giudice di pace Carlo Crapanzano.

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