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VERBANIA – 13.02.2018 – Dallo choc per la tentata rapina

subita alla scoperta del suo aggressore grazie a Facebook. Vittima e investigatrice è il doppio ruolo svolto da una cinquantenne di Arona che, nell’ottobre del 2015, stava passeggiando in via Turati, nel tratto cittadino della statale 33 del Sempione. Erano all’incirca le 19 e la signora fu avvicinata da un giovane che, con accento magrebino, le farfugliò una richiesta d’aiuto e che, quando se la trovò davanti, ferma, la minacciò con un taglierino. Le intimò di consegnargli gli oggetti di valore ma la vittima, spaventata, reagì girandosi verso la strada e cercando di fermare le auto in transito. La prima tirò dritto, ma la seconda accostò. Il conducente, a bordo insieme alla moglie e al cognato, le prestò aiuto inducendo il rapinatore a desistere e ad allontanarsi a piedi. Arrivarono sul posto i carabinieri, che raccolsero le prime testimonianze. L’automobilista se ne andò, ma più tardi avanti notò un giovane vestito in maniera del tutto simile all’aggressore – felpa chiara con cappuccio e gilet scuro – visto poco prima e del quale, in questo secondo “incontro”, riuscì a distinguere in volto.

La vittima, una volta a casa, ripresasi dallo choc iniziò, su suggerimento e con l‘aiuto del figlio allora diciassettenne, a cercare su Facebook tra i profili delle persone conosciute e dei loro amici. Fu così che identificò in Nassar Allah El Fedely il giovane che aveva tentato di rapinarla. Stampò l’immagine e la portò ai carabinieri, che misero insieme un fascicolo di foto dattiloscopiche che venne sottoposto alla donna, ma anche all’automobilista.

Il riconoscimento positivo ha portato a processo per tentata rapina il giovane magrebino. Nell’udienza odierna hanno testimoniato il carabiniere che effettuò le indagini, la vittima e il testimone. Questi ultimi hanno confermato il riconoscimento fotografico di due anni e mezzo fa. Chiuso il dibattimento, il processo riprenderà il 13 marzo con la discussione e la sentenza.