VERBANIA – 26.02.2018 – Nessun colpevole:
il pirata della strada resta sconosciuto. Sono passati più di tre anni e mezzo dall’incidente stradale che sulla provinciale del Vergante, nel territorio di Nebbiuno, vide coinvolto un motociclista a bordo di una Vespa. Erano circa le 18,50 del 7 giugno del 2014 e il conducente del motociclo fu sorpreso dalla manovra pericolosa di un’automobile che, ferma a bordo strada su una piazzola, compì un’inversione a “u” e poi si diede alla fuga. Nel cadere a terra si provocò la frattura di una clavicola, infortunio con prognosi di sei mesi.
Le successive indagini condotte per stabilire chi fosse il guidatore dell’auto pirata, riconosciuta da tutti i testimoni oculari come un mini-suv di colore bianco la cui targa iniziava con le lettere “EK”, portarono la Procura a identificare quell’automobilista in Mario Tripodi, rinviato a giudizio per lesioni colpose aggravate e omissione di soccorso, che fin dall’inizio ha sempre detto di essere estraneo ai fatti. L’identificazione avvenne anche tramite le telecamere di videosorveglianza dislocate sulla provinciale Alto Vergante, visionate dalla polizia giudiziaria negli orari a ridosso dell’ora del sinistro. Nel processo che s’è tenuto in questi mesi al tribunale di Verbania e che s’è concluso oggi, le testimonianze e le prove fornite non hanno permesso di identificare il pirata della strada. La stessa accusa, sostenuta dal pm Anna Maria Rossi, ha chiesto l’assoluzione per entrambi i capi di imputazione. Assoluzione pronunciata dal giudice Raffaella Zappatini. All’incidentato, costituitosi parte civile, non solo resterà il dubbio su chi l’abbia investito, ma nessuno lo risarcirà.
