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TORINO – 18.04.2018 – È uno scandalo, una vicenda sconcertante

che imbarazza la politica e che terrà banco nei mesi a venire, anche in campagna elettorale. Il “caso” Finpiemonte agita in questi giorni Torino, tra Palazzo Lascaris -dove ieri il Consiglio regionale s’è accapigliato sulla proposta di una commissione d’inchiesta- e Palazzo di giustizia -dove il governatore Sergio Chiamparino ieri è stato ascoltato come persona informata dei fatti.

Al centro di tutto c’è l’inchiesta per peculato continuato e aggravato che lo scorso 6 aprile ha portato in carcere l’ex presidente di Finpiemonte Fabrizio Gatti e gli imprenditori Pio Piccini e Massimo Pichetti. Sono accusati di aver prodotto un buco di 6 milioni di euro nelle casse della finanziaria regionale. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Finpiemonte ha aperto più conti correnti con una banca d’affari zurighese dirottando in Svizzera 50 milioni di euro investiti in fondi ad alto rischio che hanno prodotto una perdita. A contempo dalla stessa banca sono giunti a Torino, alla società immobiliare in dissesto posseduta a maggioranza da Gatti, sei milioni di euro che hanno coperto un investimento immobiliare andato male a Collegno.

I fatti sono oggetto di accertamento ma aprono scenari inquietanti sulla gestione di una società detenuta al 99 e più percento dalla Regione, cioè da un ente pubblico, e che ha come unico scopo quello di gestire fondi pubblici, anche erogandoli a privati. E se da queste condotte, segnalate a Chiamparino da Stefano Ambrosini -successore di Gatti- e dal governatore denunciate alla Procura insieme al vicepresidente Aldo Reschigna e all’assessore Giuseppina Desantis, la politica prende le distanze, non mancano le polemiche.

Polemiche in prima battuta politiche, perché Gatti è un uomo del centrosinistra, cresciuto nella Figc ed eletto consigliere comunale a Torino per il Pci. A indicarlo in Finpiemonte fu, durante la giunta Cota, il Pd (capogruppo allora era Reschigna). Gatti divenne vicepresidente ma fu promosso presidente –e confermato a fine legislatura – quando Massimo Feira, il commercialista indicato dal centrodestra, si dimise per problemi giudiziari personali. A metà dello scorso anno, alla scadenza di mandato ma in anticipo sui tempi, un anno dopo le operazioni “incriminate”, ci fu l’addio di Gatti e l’inizio dell’inchiesta divenuta di dominio pubblico a fine 2017 e ora sfociata nelle tre ordinanze di custodia cautelare in carcere. Ed è su queste che s’alimenta il secondo fronte critico. Sarà la magistratura a chiarire se, come e con l’eventuale complicità di chi, una finanziaria pubblica abbia potuto investire denaro pubblico in fondi speculativi esteri. Certamente gli interrogativi sul funzionamento dei controlli, interni ed esterni, sono numerosi e stavano alla base della richiesta della commissione d’indagine naufragata ieri. Tra coloro che sono legati, più o meno direttamente, ci sono anche due esponenti del Vco. Oltre a Reschigna, c’è anche Giuseppe Grieco, segretario provinciale del partito ma anche membro del collegio dei Revisori del conto di Finpiemonte, nominato anch’egli dalla Regione.