
VERBANIA – 23.04.2018 – “Se crescono le polemiche
e si blocca l’iter del nuovo ospedale si sgretola tutto”. I toni sono pacati, ma il messaggio che lancia Aldo Reschigna è chiaro e forte: o si tira dritti coi lavori a Ornavasso o si rimette in discussione ogni cosa. Cioè, citato letteralmente “i due Dea e il punto nascite di Domodossola”. Parlare a nuora perché suocera intenda (domani si riunisce la rappresentanza dei sindaci dell’Asl) è ciò che ha fatto in questi giorni il vicepresidente della Regione Aldo Reschigna, unico rappresentate a Torino del Vco, l’uomo che nell’estate del 2015 si inventò, rinnegando tutto ciò che lui e il suo partito avevano detto nell’ultimo decennio sulla sanità, il nuovo nosocomio da realizzare in bassa Ossola come colpo di coda di una situazione che stava degenerando. Lo scenario evocato da Reschigna, dipinto non a caso nel giorno dell’inaugurazione della nuova Rianimazione del “Castelli” (due milioni di euro di lavori – “ma non è un controsenso migliorare un ospedale quando se ne vuol costruire uno nuovo”), riporta all’autunno 2014, al giorno in cui il collega alla Sanità Antonio Saitta scrisse agli amministratori locali dicendo che entro quindici giorni avrebbero dovuto dire quale tra i Dea di Domo e Verbania avrebbero voluto chiudere. Allora accadde un putiferio e la Regione riuscì a tamponare la situazione con il “coniglio dal cilindro” di Ornavasso, che a differenza di quello (di Piedimulera) proposto nei primi anni Duemila dal centrodestra di Enzo Ghigo, è stato finora benedetto dal sostanziale silenzio-assenso dei partiti che allora erano contrari e, soprattutto, dei movimenti e delle associazioni che tre lustri fa scesero in piazza ed esercitarono fortissime pressioni.
Qualcuno obietterà che solo gli sciocchi non cambiano idea. Qualcun altro potrebbe rispondere col vecchio adagio della politica secondo cui quando si sposta il sedere (da minoranza a maggioranza) si cambia il parere, ma ciò non muta la situazione che, come diversa variabile rispetto al 2015, ha l’arco temporale della legislatura regionale. Dal 2014 è cambiato molto, quasi tutto. Quattro anni fa il Pd viaggiava al 40% delle Europee, Chiamparino aveva stravinto in Regione senza che il M5S sfondasse e con il centrodestra a pezzi, il centrosinistra governava la Provincia e tutti i principali comuni del Vco. Oggi le elezioni politiche hanno mortificato i democratici, Domodossola e Omegna sono passate di mano e, soprattutto, a Torino il clima politico è profondamente cambiato. Che, aggiunto al conto alla rovescia per le elezioni 2019 già avviato, sono fattori che non aiutano certo la Regione, contando che il sindaco domese Lucio Pizzi ha presentato un ricorso al Tar contro l’ospedale di Ornavasso e alcuni colleghi ossolani hanno chiesto di riesumare il progetto di Piedimulera ((nella foto un rendering di come sarebbe stato).
Al di là delle varie correnti di pensiero sulla sanità, è molto (tutto) una questione di tempo. E di tempi tecnici, perché se la giunta Chiamparino riuscirà a far arrivare l’iter dell’ospedale oltre il punto di non ritorno prima delle elezioni, allora -fatte salve le conseguenze di una prevedibile campagna elettorale incentrata ancora sulla sanità- andrà in porto. Diversamente potrà accadere ancora di tutto.
