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corte conti

VERBANIA – 30.04.2018 – Dipendente pubblico 

ma anche organizzatore di viaggi non autorizzato. È costato caro il “doppio lavoro” a Renato Falcetti, tecnico agrario un tempo in servizio all’ex Comunità montana Due Laghi (già Cusio-Mottarone e poi Valstrona), condannato dalla Corte dei conti del Piemonte a risarcire l’ente per 55.398,10 euro (più la rivalutazione monetaria e gli interessi), cioè tutto l’importo della liquidazione che gli è stata sequestrata e che i giudici amministrativi hanno pignorato.

Il “caso” nasce nel giugno del 2013, quando il segretario della Comunità montana trasmette alla Procura della Corte dei conti un esposto costruito sulle risultanze di un’indagine della Guardia di finanza che, sequestrando pochi mesi prima il pc, lo smartphone e una chiavetta Usb del dipendente, aveva trovato file ed e-mail cancellati riferiti a gite, viaggi e soggiorni da lui organizzati dal 2008. Sottoposto ad accertamento fiscale dell’Agenzia delle Entrate, trova un accordo col fisco mentre, sul piano penale, il procedimento per peculato d’uso del cellulare e del pc della Comunità montana si chiude al tribunale di Verbania con una sentenza del Gip di non doversi procedere per il limitato importo del danno cagionato. La vicenda contabile, però, va avanti perché gli viene contestata la violazione della legge secondo cui il dipendente pubblico è obbligato a chiedere l’autorizzazione per altra attività economica, nel caso di specie per quella di “agente/accompagnatore di viaggi, con presunto utilizzo di attrezzature e strumenti in dotazione dell’Ente”. Parte la procedura per avere indietro le somme indebitamente percepite per quel lavoro extra, quantificate in 55.398,10 euro per il periodo 2008-2013. I 54.801,12 euro di liquidazione, calcolati nel momento in cui -nel 2014- viene trovato l’accordo per rescindere il contratto, vengono sequestrati. La Comunità montana gli chiede indietro la differenza: 596,98 euro. La replica del tecnico agrario al sequestro è una causa civile al tribunale di Verbania, che nel 2016 ne accoglie le tesi ma che si dichiara incompetente sulla domanda riconvenzionale della Comunità montana. E qui interviene la Corte dei conti.

Nel processo tenutosi a Torino il dipendente, difeso dagli avvocati Monica Rossi e Stefano Bottacchi, ha sostenuto che le sue prestazioni erano gratuite e che non svolgeva la professione di guida turistica, che l’attività non era affatto sconosciuta all’ente, tanto che ai viaggi partecipavano anche colleghi e amministratori, e che la conduceva con mezzi propri, a iniziare dal telefono. Una tesi, questa, non sposata dai giudici, che l’hanno condannato in primo grado.