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VERBANIA – 21.03.2019 – Porto la pistola e sparo…

Le parole, dette al pubblico ministero Maria Portalupi al termine dell’udienza in cui era testimone, sono state udite anche in aula. E pure dal giudice, che ha fatto riaprire il verbale, identificato i presenti, chiesto l’estratto della registrazione audio e inviato tutto il materiale alla Procura affinché valuti se ci sono reati da perseguire. Dopo la scenata della settimana scorsa e le intemperanze con magistrati e avvocati che avevano portato alla sospensione dell’udienza, oggi è ripreso davanti al giudice Raffaella Zappatini il processo in cui è parte offesa –era costituito parte civile ma, in segno di protesta col suo cliente, l’avvocato che lo rappresentava s’è dimesso e non è stato sostituito– un 77enne aronese. Le imputate sono due donne cui viene contestato l’esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Lui sostiene ostinatamente che gli hanno rubato oltre diecimila euro che aveva in casa. E, nella sua ostinazione, ha ecceduto al punto di far sbottare l’avvocato la scorsa settimana, e il giudice questa.

Il suo esame, ripreso da dove era stato interrotto, è stato lungo e complicato. Invitato più volte a rispondere e ad astenersi da commenti personali, quando ha concluso s’è seduto in aula ad ascoltare il carabiniere che era intervenuto sul posto il giorno in cui si sono svolti i fatti. E, uscito il militare, ha cercato di prendere nuovamente la parola. Prima di lasciare Palazzo di giustizia, deciso a chiedere lumi sul processo al pubblico ministero, ha parlato di pistola e di colpi d’arma da fuoco, frasi per le quali rischia lui stesso un’incriminazione.