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    ss34 cantiere

    ROMA – 13.08.2019 – Il dissesto della statale 34

    non è un’urgenza, ma era previsto e preventivabile. Né è un’emergenza, perché nessuna autorità ha mai chiuso o limitato il traffico. È questa, in sintesi, la risposta ufficiale con cui ieri Angelo Borrelli, capo dipartimento della Protezione civile al ministero dell’Interno, ha comunicato formalmente alla Regione Piemonte che la richiesta dello stato di emergenza per la frana caduta a ottobre 2018 sulla statale 34 a Cannobio è respinta. L’istanza di dicembre 2018 è stata bocciata, come già aveva anticipato il sottosegretario Carlo Sibilia il 13 maggio in un incontro alla prefettura di Verbania, nonostante l’indomani, anche sull’onda delle proteste di sindaci e amministratori locali, Torino aveva ribussato al ministero.

    La parola definitiva arriva ora in una nota di due pagine e mezza che smonta del tutto la tesi dell’emergenza. Che “non è riconducibile ad uno specifico evento, ma appare trarre origine da situazioni datate nel tempo e che, quindi, le condizioni di dissesto del versante non costituiscono evento imprevisto i imprevedibile”, scrive il ministero, il cui ragionamento ricalca quello della Procura di Verbania che, per la frana mortale del marzo del 2017 ha chiesto il rinvio a giudizio per sei persone: i due proprietari del terreno da cui s’è staccato il materiale, quattro dirigenti Anas e l’allora sindaco di Cannobio Giandomenico Albertella.

    Se di emergenza non si può parlare, anche il pericolo non è così elevato, altrimenti Anas o i comuni sarebbero intervenuti. “Si ravvisa, altresì, una condizione di pericolosità potenziale – prosegue il documento –, senza riscontrare, tuttavia, carattere di imminenza, e ciò trova conferma nella totale assenza di provvedimenti di interdizione o di ordinanze emesse dagli Enti preposti (…), né risultano essere state attivate specifiche misure di assistenza alla popolazione”.

    Senza emergenza e con un pericolo non imminente, secondo Roma la domanda si ridurrebbe a un solo scopo: “la possibilità di disporre di deroghe per accelerare i lavori di messa in sicurezza del versante e di bypassare ordinarie procedure di affidamento di servizi di progettazione ed esecuzione lavori, nonché la possibilità di attivare conferenze dei servizi semplificate ed eseguire speditamente l’esecuzione di espropri con ordinanze commissariali”. Uno scopo sostanzialmente inutile perché “a legislazione vigente, l’eventuale adozione di misure di somma urgenza rientra già nelle facoltà dei soggetti a vario titolo responsabili, qualora ne ricorrano i presupposti, a prescindere dalla dichiarazione dello stato di emergenza”. Senza contare che le risorse economiche per i lavori (fondi ministeriali Cipe) “non sono ancora a disposizione della Regione”.

    Nel dire no alla richiesta dello stato d’emergenza, la Protezione civile ammonisce la Regione e gli enti locali sul fatto che la priorità è l’incolumità dei fruitori della statale. Perché “che il semplice ricorso alla dichiarazione dello stato di emergenza, atteso che possa realmente e significativamente contrarre i tempi di realizzazione dei lavori, non risolverebbe la problematica, che si ritiene prioritaria, connessa ai profili di tutela della pubblica e privata incolumità”.

    Da qui una raccomandazione, che suona come una velata ramanzina: attivare “un adeguato sistema di monitoraggio e allerta lungo il tracciato della ss34”. Come a dire: Regione e comuni non cerchino scorciatoie ma facciano il loro dovere e gestiscano le emergenze.