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omegna sanita

OMEGNA –03-10-2019 -  Il capoluogo cusiano, come terza città più importante e popolosa del VCO, ha voluto discutere sul futuro della sanità provinciale. LIeri sera, lunedì 2 dicembre, nel Teatro Sociale gremito, si è tenuta l’attesa assemblea sul tema “Quale futuro sanitario nel VCO?” promossa dal PD, con l’intervento di qualificati relatori di settore alla presenza di sindaci, amministratori, medici, infermieri e soprattutto di semplici cittadini che hanno a cuore la sanità provinciale.


Nel corso della serata sono stati toccati temi fondamentali quali, l’ospedale unico baricentrico, lo sviluppo di una medicina territoriale funzionale per tutto il VCO e la richiesta di sicurezza e investimenti chiari riguardo al presidio COQ “Madonna del Popolo” di Omegna, che sono sfociati in un dibattito vivace e costruttivo, con l’intervento –tra gli altri - di Alessandro Rondinelli, Alberto Buzio e Augusto Quaretta. All’ingresso inoltre si raccoglievano firme per dire no al nuovo ospedale a Domodossola, con declassamento del Castelli di Verbania e con perdita del DEA e dei reparti, preludio per una successiva chiusura dell’ospedale.


Dopo la prolusione a cura di Simone Lamorte e Maurizio Frisone, a raccontare le vicissitudini del passato nell’ambito della sanità locale è stata Rosa Rita Varallo, con un excursus inerente agli ultimi trent’anni; ed è emerso che “già negli anni Ottanta gli appartenenti al consorzio del Basso Toce - oggi non più esistente – avevano iniziato a ragionare sulla possibilità di costruire un nuovo nosocomio che servisse tutto il territorio, e udite udite già allora si parlava di asse baricentrico Gravellona-Baveno".


Tra i relatori intervenuti si rammentano anche i medici Mauro Carducci e Gianmaria Battaglia, che hanno fatto il punto sulla situazione del COQ: “Ricordiamo che l’ospedale dal 2002 a oggi ha raddoppiato la sua attività, che va dall’ambito della degenza a quelli di day surgery, day hospital e molta attività ambulatoriale. In particolare l’attività protesica è il fiore all’occhiello: siamo il secondo e terzo polo di ortopedia protesica in Piemonte. Arrivano pazienti persino dalla Lombardia, e non solo".


Poi è stata la volta della dottoressa Adele Sacco, che ha trattato della medicina territoriale come coordinatrice della casa della salute di Omegna – che costituisce “Un modello organizzativo polifunzionale e polistrutturale che offre dei servizi di medicina generale in maniera coordinata tra i medici di medicina generale, tra gli specialisti, tra la diagnostica e i servizi sociali, con un’apertura oraria molto ampia – che va dalle 8 del mattino alle 20 di sera”.


Infine, tra i vari interventi, quello del dottor Giovanni Battista Finocchiaro De Lorenzi : “È la legge che impedisce di avere due DEA. C’è un cronico stato di senescenza dei due ospedali, di carenza di personale, l’attuale mobilità passiva è elevatissima: un ospedale nuovo, unico di qualità e in grado di affrontare con sicurezza e competenza i problemi di salute, è la sola soluzione logica per noi praticabile. Chiaramente occorre avere un rinforzo della rete di assistenza territoriale, bisogna avere una modifica e un potenziamento del trasporto in urgenza, bisogna costituire una rete che funga da filtro per evitare gli accessi impropri all’ospedale e una legge che assicuri anche una serie di cure nelle fasi post acute. Bisogna quindi trasferire sul territorio, vicino casa, una serie di diagnostiche di facile esecuzione anche al di fuori dell’ospedale, e poi integrare anche i servizi sociali e i servizi sanitari. Lo studio di fattibilità realizzato nel 2017 aveva individuato un’area baricentrica costituita da due assi, uno che va da Crevoladossola a Gravellona Omegna e l’altro che va da Stresa a Cannobio: in quest’area abita l’ottantacinque per cento della popolazione del VCO e c’è quasi il novanta per cento degli insediamenti industriali. Il punto centrale di quest’area baricentrica è collocato tra Ornavasso e Anzola. (...)Alcuni  propongono una convenzione con il privato: ma il privato che gestisce un DEA è rarissimo, e non credo che un privato possa accollarsi degli oneri di un DEA, dato che il privato è interessato solo se vede prospettive di profitto. In ogni caso non dimentichiamo che il privato per funzionare deve essere convenzionato, cioè la Regione deve dare un rimborso, con dei soldi in più che vede uscire”.