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    ORNAVASSO - 09-12-2019 - Verrà presentato

    sabato 14 dicembre a Ornavasso (Biblioteca Comunale, ore 16) il libro di Guido Canetta “Angioletto Mascetti - Una storia riaffiorata”. La presentazione, a cura di Paolo Crosa Lenz, permetterà di ricostruire una storia umana raccontata dai frammenti di una lapide di marmo. Salendo lo "spigolo" nord del Monte Zeda, lungo l'itinerario che dall'Alpe Fornà porta in vetta (un tratto del noto Sentiero Bove), a poche centinaia di metri dalla croce fino a quattro anni fa si rintracciava ancora questa vecchia lapide a pezzi, le cui lettere corrose dal tempo consentivano di leggere un drammatico testo: "Mettendo un piede in fallo / qui cadde / il 20 ottobre 1915 / trovando pietosa morte / Angioletto Mascetti / di anni 17". Racconta Guido CanettaNel giugno del 2015, incuriosito da quel reperto che in passato avevo più volte ricomposto, e "illuminato" dal ricordo di un articolo visto di sfuggita mentre sfogliavo nella Biblioteca Comunale di Verbania un numero del 1915 del giornale intrese "La Vedetta", decisi di provare a scoprire la storia che si celava dietro quei cinque frammenti di marmo bianco. E così, attraverso la lettura di altre pagine de "La Vedetta", la raccolta di testimonianze orali e la ricerca di documenti d'archivio, è riaffiorata la storia di un ragazzo milanese che con due amici coetanei, Franco e Aldo Pironi, intraprese una traversata all'epoca classica: Intra - Miazzina - Rifugio Pian Cavallone (con pernottamento) - Pizzo Marona - Monte Zeda - Rifugio Pian Vadà (con pernottamento) - Alpe Colle - Intra. La loro meta finale era però la villa del patrigno di Angioletto, a Ghiffa.”
    I tre non completarono l'impresa che si interruppe quando le impreviste difficoltà incontrate in cresta, la neve e la nebbia, sembravano ormai superate. Il Corriere della Sera dedicò un articolo all'incidente, anche perché accaduto su un monte all'epoca molto frequentato dai milanesi. Così due comunità sconvolte, quella di Intra attraverso il locale CAI del pres. Alfredo Pariani e quella di Ghiffa dove il patrigno Angelo Rampezzotti era molto noto, porsero "l'estremo saluto al giovane buono e ardimentoso ". (c.s)