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consoli vincenzo

TREVISO – 12.12.2019 – Tutte le strade

portano a… Treviso. È nella marca, l’opulenta terra in cui una piccola banca del territorio (l’allora popolare di Asolo e Montebelluna, poi diventata -anche inglobando la Intra- Veneto Banca) ha vissuto la sua parabola di grande gruppo creditizio precipitato nel baratro, che si giocano i destini di migliaia di risparmiatori. Lì aveva sede l’istituto di credito, lì ne è stata dichiarata l’insolvenza, e lì -forse- si tratteranno gli effetti penali di quel crac. Il processo agli ex Veneto Banca che si apre domattina a Verbania davanti al gip, è costruito sull’accusa di truffa aggravata in concorso. Le eventuali responsabilità le stabilirà la magistratura ma, prima di cominciare, bisogna capire dove questi reati sarebbero stati commessi. Secondo il procuratore generale della Corte di Cassazione, cui s’è rivolto il principale imputato, l’ex amministratore delegato e direttore generale Vincenzo Consoli (nella foto), a Treviso. L’ha scritto in un ordinanza del mese scorso che potrebbe dare un orientamento ai vari fascicoli aperti in diverse parti d’Italia (Vco compreso), dove la banca operava. Del resto una decisione in questo senso già c’è stata quando, nel marzo del 2018, il gup romano Lorenzo Ferri decise che il processo per ostacolo e aggiotaggio imbastito dalla Procura capitolina dovesse farsi a Treviso. Dove, non più tardi di novembre, l’impianto accusatorio è stato rivisto ed è rimasto come unico imputato, per i reati di ostacolo alla vigilanza, aggiotaggio e falso in prospetto, proprio il solo Consoli.