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VCO-23-01-2020- Oggi l’Ufficio centrale per il referendum presso la Suprema Corte di cassazione, con un’ordinanza, ha dato il via libera al voto per il referendum costituzionale (cosiddetto confermativo) sul taglio dei parlamentari. Lo abbiamo chiesto all’avvocato Carlo Crapanzano.

Quando si voterà per il referendum sul taglio dei parlamentari?
Entro il 27 marzo 2020 il Presidente della Repubblica dovrà con un Decreto fissare la data del voto, che dovrà effettuarsi in una domenica compresa tra il cinquantesimo e il settantesimo giorno successivi alla pubblicazione del decreto stesso. Prima del decreto, però, è necessaria una deliberazione del Consiglio dei ministri.

In cosa consiste la riforma sulla quale si vota?
Sono stati modificati gli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione. La modifica prevede l’abbassamento da 630 a 400 del numero dei deputati (compresi gli 8 eletti all’estero) e l’abbassamento da 315 a 200 dei senatori (compresi i 4 eletti all’estero). L’ulteriore novità è che il numero dei senatori a vita nominati dal Presidente della Repubblica non può essere in nessun caso superiore a 5 e cioè ogni Presidente della Repubblica non potrà nominare altri senatori a vita se ce ne sono già cinque e finché il numero non si abbassa: in quel caso può integrare il senatore mancante. Resta fermo che ogni ex Presidente della Repubblica è senatore a vita. Una ulteriore novità, che riguarda l’elezione al Senato della Repubblica, è che le due Province autonome di Trento e Bolzano avranno il diritto di avere ciascuna almeno 3 senatori, mentre prima di questa riforma si faceva riferimento solo alla Regione Trentino Alto Adige. Quindi adesso cambiano i rapporti di forza tra la Regione Trentino Alto Adige e le sue due Province autonome. Comunque ogni Regione non potrà avere meno di 3 senatori, tranne il Molise che ne ha 2 e la Valle d’Aosta che ne ha 1.

Che quorum è necessario per la validità del referendum costituzionale?
Non è previsto alcun quorum e quindi il referendum sarà valido qualunque sia il numero degli elettori che andrà a votare. Chi vota SI approva la riforma e chi vota NO la respinge. Potrà votare chiunque avrà compiuto 18 anni entro il giorno dell’elezione.

Se passa la riforma, come cambieranno i collegi elettorali?
Nel giugno 2019 è entrata in vigore la Legge 51. Se passa la riforma, l’art. 3 della Legge 51/2019 prevede che entro sessanta giorni da quando entra in vigore la riforma, il Governo è già delegato a rivedere i collegi elettorali per adeguarli al minor numero dei parlamentari che verranno eletti nella prossima legislatura.

In Piemonte, se passa la riforma, come verrà ridotto il numero dei parlamentari?
Finora i deputati eletti in Piemonte sono stati 45 e i senatori eletti in Piemonte sono stati 22. Se passa la riforma, i deputati saranno 29 e i senatori saranno 14.

Che risparmio è previsto con l’abbassamento del numero dei parlamentari?
Attualmente i parlamentari ci costano circa 230 milioni di euro all’anno. Se passa la riforma, dovremmo avere un risparmio di circa 70 milioni, ma ne pagheremo comunque 160 milioni all’anno.

Il referendum poteva evitarsi?
La quarta votazione sulla riforma avvenuta alla Camera dei deputati l’8 ottobre 2019 aveva avuto una maggioranza “bulgara” con 553 si, 14 no e solo due astensioni. Sinceramente non mi aspettavo la richiesta di referendum da parte di 71 senatori entro i tre mesi previsti dalla pubblicazione della riforma (cioè entro il 13 gennaio 2020). Consideri che tra questi 71 senatori ve ne sono più di 40 di Forza Italia, una decina della Lega, qualcuno di Italia Viva e qualcuno del Movimento Cinque Stelle, appartenenti tutti a partiti che avevano votato positivamente la riforma.  Credo che il taglio dei parlamentari sia fortemente voluto dal Popolo e il risultato mi sembra quasi scontato con la stragrande maggioranza dei SI. Consideri che il voto ci costerà circa 300 milioni di euro. Forse è una spesa che potevamo sinceramente evitare proprio perché era una riforma voluta da tutti, compresi quelli che hanno firmato per chiedere il referendum. Se i 71 senatori non avessero chiesto il referendum, la riforma sarebbe entrata in vigore già in questo mese di gennaio e non sarebbe stato necessario andare a votare risparmiando 300 milioni di euro.