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BEURA CARDEZZA - 25-02-2020--  Il sindaco di Beura,

Davide Carigi, già assessore alle politiche agricole della ex Comunità Valli dell'Ossola interviene sul progetto della wine house del Prunent a Masera, finanziato tramite la Regione con fondi europei.   
"A partire dalla fine degli anni 80, grazie ad un progetto pilota della Comunità Montana Valle Ossola, è partita la riscoperta del vino, storicamente prodotto almeno fino a Crodo. L’attenzione è stata rivolta all’attività di recupero di molti terreni agricoli posti su pendii e terrazze, al fine di creare una viticoltura razionale, in grado di produrre  ottimi rossi e bianchi con uve ossolane che sono poi arrivati sino all’ottenimento della DOC. L’obbiettivo principale è stato raggiunto con il rilancio dell’antico vitigno “PRUNENT” come base per la produzione del tipico vino ossolano di qualità. Un grande sforzo venne fatto dalla Comunità Montana Valle Ossola, coadiuvata dall’allora  Antigorio Formazza, meno interessate, per ragioni pedoclimatiche, le restanti comunità, che aderirono tuttavia al progetto parallelo di introduzione di meleti e altri fruttiferi allevati con metodi moderni.
Quindi la storia è oramai abbastanza antica per poterne tracciare gli episodi più salienti, tra questi vi è certamente la nascita dell’Associazione Produttori Agricoli Ossolani, preziosa istituzione nata per volontà di personale politico e agricolo in quegli anni, con il preciso scopo di reimpiantare la viticoltura in Ossola ed incoraggiare e sostenere tutte quelle attività agricole di nicchia. Da ex assessore all’agricoltura della defunta Comunità Montana delle Valli dell’Ossola, so quanto sia stato importante il ruolo dell’Associazione per il territorio ossolano, che grazie all’impegno delle persone coinvolte, non solo  ha riscritto pagine di agricoltura, ma anche di enogastronomia, fornendo a corollario dei soli formaggi presenti in precedenza, una buona varietà di vini, frutta, farina e ortaggi.
Ricordo ancora con piacere le proposte dei presidenti dell’Associazione, Pierfranco Midali, attivo ed interessato a progetti di sviluppo, non sempre è stato seguito dalla politica, che negli ultimi anni ha abbandonato senza motivo il settore, fatto di cui ho già scritto in passato. Ma soprattutto Aldo Picchetti, che intravide per primo le potenzialità della Villa Caselli di Masera e degli spazi adiacenti, ipotizzando la nascita di una enoteca ossolana con annesse ristrutturazione, messa a norma della cantina della casa del custode e recupero dei terreni adiacenti la proprietà. Ora leggo con immenso piacere che quell’idea di Picchetti, che io appoggiai come assessore, è entrata niente meno che nella strategia Aree Interne, con buona pace di coloro che a suo tempo ostacolarono la progressione del progetto, infatti  molto tiepida fu all’epoca l’accoglienza della proposta da parte del Comune di Masera, che non ritenne neppure opportuno acquistare i diritti di impianto per il nuovo necessario vigneto, alla modica somma di €.10.000,00 per un ettaro di piantagione. Un affare, ma evidentemente in quel momento non era ancora maturata la consapevolezza in paese di essere seduti sull’oro e l’intuizione della validità delle proposte di Picchetti e dell’Associazione dovevano ancora farsi largo.
Ora non resta che fare tanti auguri al Comune di Masera ed al suo Sindaco, sperando  che 9 anni di ritardo, non abbiano intaccato l’interesse del territorio ad un certo modello di sviluppo, infatti il coltivatore ossolano di vite, produttore dell’uva che serve a realizzare il vino Ossolano DOC, è quasi nella totalità un hobbista, spesso pensionato ed occorre quindi che ci sia in primis la forza lavoro da proiettare nel futuro, sperando anche in un miglioramento della congiuntura economica. La Wine House, che a suo tempo la chiamammo “enoteca” per mancanza di esterofilia, doveva essere inserita in un progetto Italia - Svizzera delineato con l’ausilio dei tecnici della Comunità Montana come Marilena Panziera, era già stato sottoposto all’attenzione dei vicini vallesani, che avevano accolto con favore l’iniziativa dopo averne letto i contenuti in una proposta progettuale che gli interlocutori italiani non si diedero neppure la pena di leggere.
Così spesso ho visto con rammarico morire idee e perire speranze, che ora non posso fare a meno di pensare che forse non sarà l’ennesima boutade ( o perlomeno lo spero), ma che finalmente qualcuno creda veramente nello sviluppo rurale del territorio ossolano, sperando ovviamente che non sia troppo tardi".