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ROMA - 29-05-2020 -- Il voucher non sostituisce

il rimborso. È una “bacchettata”, un “avviso” al governo e una mano testa ai consumatori il parere che il Garante della concorrenza e del mercato ha diffuso ieri in merito alla questione dei rimborsi per i viaggi e le vacanze annullate a causa del Covid-19. Nel decreto “Cura Italia” approvato dal governo Conte e ratificato dal parlamento, tra le varie disposizioni d’emergenza adottate ce n’è una (art. 88 bis) che, rivolta alle agenzie di viaggio, consente loro di non rimborsare i viaggi o le vacanze già pagati dai clienti e non fruiti per via dell’epidemia, ma di emettere un voucher di pari importo, senza che essi possano opporsi.

Questa procedura -sostiene l’Authority- viola il codice europeo del consumatore che, come tutte le norme comunitarie, è superiore alle leggi nazionali. Per questo il Garante ha preso carta e penna e scritto a governo e parlamento invitandoli a correggere questa parte del “Cura Italia”, almeno prevedendo una copertura assicurativa sui voucher in caso l’agenzia diventasse insolvente e fallisse (circostanza tutt’altro che remota, soprattutto se tutti chiedessero contemporaneamente di riavere indietro il denaro), e una scadenza al buono oltre la quale scatterebbe il rimborso.

La questione, vista dalla parte delle agenzie di viaggio, è delicata: se ridessero i soldi a tutti rischierebbero la bancarotta, con il risultato che qualcuno perderebbe davvero denaro e viaggio. Per questo la Commissione europea, in una Raccomandazione del 13 maggio scorso, pur sottolineando il diritto dei viaggiatori a essere rimborsati, ha riconosciuto l’eccezionalità dell’evento e ha caldeggiato l’accettazione dei vouche, che attenuerebbe i problemi di liquidità degli operatori turistici.

Il Garante ha messo in guardia governo e parlamento avvisandoli che, in caso di inerzia, provvederà a ristabilire il diritto dei consumatori.