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giorgio fontana

STRESA – 10-08-2020 - - Si dipana

tra le ideologie e i conflitti del ‘900 il quarto romanzo in lizza per il Premio Stresa di narrativa che viene presentato stasera. Alle 21, l’appuntamento con Giorgio Fontana, autore di “Prima di noi” (Sellerio). L’incontro è virtuale, su zoom tramite pc al link https://zoom.us/j/94064757383? (password ai9OMk5TcTk3Z09CNUJSNGhkUUpYZz09Sui), e su smartphone tramite la app dedicata (le coordinate: meeting ID - 940 6475 7383; password 664843. Di seguito ne proponiamo la recensione.

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Il romanzo storico familiare di Giorgio Fontana è un affresco di destini che si attraggono e respingono per fatalità, nel passaggio generazionale che traccia tortuosi percorsi di riconciliazione esistenziale. È Suddiviso in undici capitoli che attraversano la storia del Novecento, a partire dalla Prima Guerra Mondiale, sulla scia del pensiero politico del Comunismo, per concludersi con una rivelazione famigliare. Martino Tassan vive con la moglie e i figli in un cascinale nei pressi di Grazzano, un borgo dell’entroterra del Friuli. Nadia, la figlia di Martino, presta soccorso a Maurizio Sartori, un soldato clandestino in fuga dalla ritirata di Caporetto e convince il padre a dividere il companatico con il biondino, il soprannome che le ha dato al primo incontro. Dopo aver ingravidato Nadia, il biondino tenta la fuga ma viene riacciuffato da Martino Tassan che lo riporta al casale, obbligandolo ad assumersi le sue responsabilità genitoriali. Maurizio incontra due volte il cjalcjut, uno spiritello di tradizione carnica che prende le persone nel sonno quando qualcuno auspica la morte di chi lo sogna.

Gli anni ‘20 segnano l’inizio di nuovi scenari che aprono altri fronti di guerra e di cambiamenti di mentalità, da combattere nel quotidiano. L’autore sposta lo sguardo narrativo dal paesaggio del borgo rurale a quello della Milano delle fabbriche; i personaggi del romanzo si aggrovigliano nei meandri dei sentimenti intrisi di fede e politica, nell’ inquietudine generata dalla contraddizione tra la povertà e la ricchezza, tra il pensiero di destra e di sinistra che ha diviso, per lunghi anni di lotta continua, il nostro paese.

Nadia e Maurizio hanno tre figli, Gabriele, Renzo e Domenico e lei, con consapevolezza e sofferenza emotiva, ripete spesso a Maurizio: “troviamo un modo di volerci bene, biondino”. A Gabriele piace tanto leggere e trascorrere l’estate a Grazzano dai nonni. Nadia lavora come domestica per la famiglia Bortoluzzi che ha una figlia, Edda, morta sotto un carretto di passaggio alla stazione di ritorno da una breve vacanza trascorsa a Venezia. Quella tragedia segna profondamente Nadia che si presenta un giorno dalla maga, Elsa Winkler, senza una precisa motivazione, anche se in quel tempo era morto Martino. Il sottotenente Gabriele Sartori, giunto a Udine, è inviato a Gradisca nel ruolo di insegnante militare e in quegli anni, sotto il regime fascista, incomincia una relazione epistolare con Margherita, innamorata di Gino. La guerra non risparmia il grande amore di Margherita che, alla fine del conflitto mondiale, diventerà la moglie di Gabriele. Lo zio Piero, fino all’ultimo dei giorni della sua vita, cerca di ricucire le relazioni famigliari che la sorte strappa dal cuore dei friulani. Renzo non ha mai perdonato a sua madre, nemmeno sul letto di morte, di averlo trattenuto quando voleva partire per combattere il regime dittatoriale; Nadia, che ha perso il figlio Domenico nel 1944, in Nord Africa, durante la dittatura di Mussolini, non ha mai perdonato a Renzo di non aver capito la sua premura nel trattenerlo con sé. Gabriele detesta la violenza come il suo amico Luciano Ignasti, il compagno di liceo con il quale riesce a realizzare il sogno di recensire i libri della biblioteca di Giorgio, il nonno di Luciano, un libertino con una cospicua eredità lasciata al nipote. Nadia torna più volte dalla maga Elsa Winkler per cercare risposte agli eventi della sua esistenza. Per Gabriele la guerra finisce quando rivede suo fratello Renzo sposato con Teresa insieme ai i suoi figli, Diana, una musicista in erba e Libero, un bravo cristiano con un padre Comunista. Nadia è rimasta vedova di Maurizio Sartori ma è sopravvissuta alla guerra proprio come suo fratello Pietro e i suoi figli Gabriele e Renzo. Gabriele, dopo alcuni trasferimenti ha trovato un posto da insegnante vicino a Milano, ha due figli Eloisa, estroversa e rivoluzionaria e Davide, un timido sognatore, un fotografo di reportage giornalistici.

Negli anni ì70 Eloise conosce Carlos, Anna ed Ercole, degli anarchici con cui aveva condiviso idee e scelte politiche; le due coppie cominciano a dividersi quando Eloise, perdendo un treno e conosce Giulio Pagani, un giovanotto posato, un radicale con cui accasarsi. Anna Ponticelli finisce alle Nuove di Torino per aver sparato al direttore della fabbrica dove lavora Renzo Sartori e quando, negli anni ‘80, Eloise e Carlos vanno a trovarla capiscono che la vita li ha cambiati ma lei è rimasta sempre la stessa. Libero conosce Marta sul sagrato della chiesa, lei appartiene al direttivo dell’oratorio femminile e dalla loro unione nasce Dario che, a soli due anni, viene abbandonato dalla madre, partita per seguire una missione in Africa. La nonna Nadia, colta da un malore, prima di morire lascia una lettera a Gabriele; la nipote Diana prima di morire per un tumore al fegato, presenta la sua compagna di vita, Sandra Peri di Cormano, alla famiglia Sartori. Eloisa e Giulio hanno una figlia, Letizia, che adora la cugina Diana che considera una rockstar.

Le donne della famiglia Sartori, di tanto in tanto, si vedono e sono le uniche a comprendere la relazione di Sandra e Diana che, dopo 13 anni di convivenza, intendono uscire allo scoperto festeggiando il loro fidanzamento. Eloisa e Giulio si comprano un trilocale in Valle d’Aosta ed è in quella casa che Diana passa il tempo che le resta prima di morire di tumore, in ospedale, sotto l’effetto salvifico della morfina. Renzo e Teresa imparano ad amarsi con il tempo, Gabriele si deve arrendere al tempo che, giorno per giorno, gli sta portando via la sua amata Margherita, tra lo sgomento e lo smarrimento della vecchiaia. Con la morte dell’amico Luciano, il castello dei momenti felici di Gabriele cade come quello delle carte di un gioco che si chiama destino mentre, come dice l’autore, i dolori riempiono l’aria con decine di tonalità diverse.

Solo Letizia spezzerà l’incantesimo che incatena i personaggi del romanzo, all’amore che, come dice Giorgio Fontana, non salva nessuno dalla distruzione.

La lettera lasciata in eredità da Nadia, viene aperta di nascosto dalla pronipote, il giorno del funerale del nonno Gabriele; Letizia è la sola a comprendere quanto non sia la conoscenza della verità a modificare i sentimenti semmai è il corso degli eventi a rivelare l’inevitabile quando gli stessi sono solo più un ricordo.

Monica Pontet*

 

*docente, scrittrice pubblicista