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erminio ferrari due

CANNOBIO - 17-10-2020 -- È l’oratorio, il luogo

più capiente disponibile a Cannobio, l’ultima tappa terrena del cammino di Erminio Ferrari. Quel cammino percorso tra le lettere di una carriera professionale come giornalista e scrittore; e tra le montagne che amava, percorreva, raccontava e sulle quali ha perso la vita. Mercoledì il 61enne cannobiese è stato vittima di una scivolata mentre dal pizzo Marona andava verso lo Zeda, in compagnia della figlia. Un incidente banale durante una normale passeggiata, come ne aveva fatte altre.

Stamane alle esequie, che saranno accompagnate dalle noto Corpo filarmonico cannobiese, ci saranno le tante famiglie che il “rizzin” (il ricciolo, come veniva chiamato in famiglia per via della capigliatura) s’è creato nel tempo. Quella che s’è costruito con la moglie Daniela, di cui fanno parte i figli Tazio e Marta. Quella del Soccorso alpino, di cui è volontario da più di 35 anni. Quella dei colleghi della Regione, giornale per cui lavorava come responsabile della redazione Esteri; e della casa editrice Tararà, di cui era socio e alla quale ha dato il suo apporto con numerose pubblicazioni. L’ultima sua opera, uscita nel mese di maggio, è stata “Valzer per un amico”, dal quale gli amici di Tararà hanno estrapolato, per le epigrafi funebri, un passo: “tutto passa, è vero, e noi ancora più in fretta”.