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mergoz inc

VERBANIA - 25-02-2021 -- Tutti contro tutti, divisi in una guerra tra bande anche nel gioco dello scaricabarile. È questa la fotografia che esce dallo scontro politico-istituzionale scoppiato sull’utilizzo dell’ex inceneritore di Prato Michelaccio come deposito temporaneo dei rifiuti da avviare al riciclo. Uno scontro in cui il banco è ufficialmente saltato ieri quando, presente nel Vco per altri impegni, il governatore del Piemonte Alberto Cirio ha detto che non firmerà l’ordinanza di proroga sostituiva di quella che, reiterata tre volte, il presidente della Provincia Arturo Lincio si rifiuta di sottoscrivere perché ritenuta -da lui, dagli uffici provinciali e dal parere legale chiesto- illegale. Il presidente della Regione ha rimesso nelle mani degli amministratori locali le loro responsabilità, invitando in sostanza a risolvere il problema per proprio conto.

La vicenda è arcinota e si riassume in poche righe. Nel 2012 viene chiuso il forno inceneritore di Mergozzo. Nel 2015 la sua formale dismissione fa scattare le norme del Pai secondo le quali, essendo la zona a rischio alluvione, non può più ospitare impianti di trattamento rifiuti. Nel 2018 i tecnici della Provincia lo certificano bocciando in Conferenza dei servizi la richiesta di ConSerVco, confermata nonostante ricorso (con il comune di Verbania ad adiuvandum) al Tar. Per trovare una soluzione alternativa, il presidente della Provincia firma un’ordinanza di proroga subordinata alla realizzazione di due depositi a Ornavasso e Premosello Chiovenda che, a oggi, sono lontani anche dall’essere autorizzati, figuriamoci realizzati.

Ma a Prato Michelaccio quotidianamente arrivano tonnellate di carta, vetro, plastica e organico che, pre-lavorati, vengono poi spediti in blocco in discarica o nei siti per il riciclo. Questa attività armonizza ed economizza la raccolta porta a porta effettuata nei comuni. Senza, i costi crescono. E, crescendo i costi, sono destinate a salire le tariffe. Cioè, in buona sostanza, a pagare saranno i cittadini. I sindaci, oltre a essere soci di ConSer e Consorzio rifiuti (cioè gli enti che dovrebbero risolvere questo problema) di cui nominano gli amministratori, sono anche gli esattori della Tari e, quindi, anche coloro che pagano -in popolarità, nella simpatia che si traduce in voto- se le bollette lievitano.

Si spiegano così le dure reazioni alla notizia che non ci sarà alcuna proroga. La prima ad aprire il fuoco ad alzo zero è il sindaco di Verbania Silvia Marchionini, che imputa a Lincio la responsabilità per non aver concesso una deroga che, a suo dire, era possibile. “Non è all’altezza” - afferma, chiedendo che sia la Provincia a pagare i costi in più: “se n’è lavato le mani, non ha mosso un dito e, anzi, ha stoppato chi voleva in Provincia firmare al posto suo l'ordinanza e oggi (ieri, ndr) è uscito con un'inserzione (a pagamento) sui giornali per giustificarsi e scaricare sulla Regione la responsabilità”.

Dal canto sui Lincio ribadisce la sua linea di aderenza alle leggi e respinge al mittente le accuse. “Le problematiche dei rifiuti sono di natura tecnica e giuridica e non possono venire scalfite da toni provocatori – afferma –. Le decisioni della Provincia sono e saranno supportate dai pareri tecnici e legali obbligatori per legge. Persistere in azioni di pressione sugli atti amministrativi di un ente a ciò preposto potrà consentire di capeggiare una rivolta su temi economici non previsti in alcun modo dalle ordinanze. Forzare uno scontro istituzionale camuffandolo con toni politici è del tutto fuori luogo. Questa teoria  dannosa che la politica debba decidere laddove le  leggi prevedano organi specifici tecnici può portare non a risolvere  ma a complicare una situazione già intricata”.

 


 

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