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mix rendering san biagio progetto

VCO- 22-05-2022--Un' aporia è un problema le cui possibilità di soluzione risultano annullate in partenza dalla contraddizione.

L’Ospedale unico del Vco senza una presa di posizione forte della politica è irrealizzabile per le stesse diverse istanze e rivendicazioni, tutte legittime nel loro particulare, che in questi vent’anni hanno bloccato, in un senso o nell’altro, ogni progetto.

E la colpa è della Provincia, per come è stata concepita alla sua fondazione, con i sogni di gloria verbanesi, l’incapacità ossolana, la confusione cusiana. Se si fosse deciso di fare capoluogo Stresa e di mettere tutti i servizi a Gravellona ci saremmo risparmiati anni di discussioni, rinfacci, rivendicazioni su mille temi, giustizia, sanità, polizia, finanza, ecc, ecc.

Ed avremmo efficienza e comodità.

Lunedì il nuovo appuntamento, probabilmente con l’annuncio che Domodossola avrà l’ospedale di riferimento provinciale ristrutturando in loco l’attuale san Biagio, il Castelli verrà completamente ristrutturato e manterrà il Dea così come Omegna il Pronto Soccorso. Con i soldi prodotti in Ossola dalle centrali idroelettriche si mantiene ora la Provincia del Vco, un argomento piuttosto pesante che i paladini del San Biagio non mancherebbero di evidenziare in caso si scegliesse Verbania come polo principale.

L’unica maniera perché quanto annunceranno Cirio, Icardi e Preioni lunedì si realizzi è iniziare i lavori ben prima delle prossime elezioni regionali, che sono tra due anni. Altrimenti si ripiomberà in un eterno ritorno di fantasiose proposte e rimandi, con qualche politico che si lancerà in Regione, o magari il prossimo anno in Parlamento.

Peraltro in questi anni non hanno poi fatto una gran carriera...

Analizzando nei nostri articoli le dichiarazioni degli ultimi vent'anni di politici, esponenti dei comitati ecc. ecc. se ne sentono di tutte, ed il contrario di tutte. Certo è consentito cambiare idea se uno si accorge di stare sbagliando, però....

Chi era per la ristrutturazione dei tre ospedali, e poi è passato a sostenere l'Unico di Piedimulera, poi il nuovo corpo ad H del san Biagio, poi Ornavasso purchè si faccia, poi tra Domo e Villa, ora la ristrutturazione dei tre presidi...Ed i sindaci che prima scelgono una cosa, poi l'altra, poi l'altra ancora.

Addirittura quando i sindaci del Vco avevano scelto Domodossola, a distanza di poche ore, una notte, si era annullata la decisione...e poi si è buttata la palla in tribuna ad Ornavasso.

Sui social e nei racconti della gente emerge chiaramente un senso di disfacimento della sanità provinciale, perlomeno in alcuni aspetti. Parlando con i medici molti sono sostenitori dell'ospedale unico per avere migliore efficenza, moltissimi però, stremati dalla diatriba ventennale, che è appunto irrisolvibile, sperano nella ristrutturazione dei tre presidi.

Non che il problema della sanità del Vco verrà comunque risolto. Con la ristrutturazione del San Biagio alcuni reparti scenderanno sul lago, chissà se poi ritorneranno. E lo stesso possono temere i verbanesi. Sicuramente qualcuno ci proverà anche in quella occasione.

Vi mostriamo intanto il rendering del progetto consegnato all’Asl nel 2009 (i soldi per i progetti si trovano sempre, la prossima volta rinasco progettista... ndr.) a cui, probabilmente, si ispirerà quanto verrà proposto dalla Regione per il nosocomio ossolano, ecco cosa si legge:

“Nell’ambito del riordino complessivo del Presidio Ospedaliero San Biagio di Domodossola, è previsto l’ampliamento e la ristrutturazione dell’attuale edificio denominato Nuova Ala Degenze.

Il layout modulare è a corpo quintuplo, caratterizzato dalla presenza di una chiostrina per l’illuminazione naturale dei locali posti nella parte centrale. Il corpo in ampliamento occupa una superficie in pianta di circa 1.620 m2, cui si aggiungono 1.150 m2 dell’’edificio esistente, su sei livelli più uno seminterrato.
I posti letto complessivi sono 224.

Il progetto, che riguarda anche la ristrutturazione pressochè totale dell’ala esistente, è volto all’ottimizzazione dei flussi e percorsi interni/sanitari e esterni/visitatori.

L’accesso alle aree di degenza da parte dei visitatori, tramite ascensori dedicati, è completamente svincolato dalle attività sanitarie con sale di attesa poste nella parte centrale dei reparti”.

Ube Gandolfi

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