1

api arnia foto

OMEGNA - 30-06-2022 -- Pesticidi, inquinamento, frammentazione degli habitat naturali e cambiamenti climatici sono tra i principali nemici delle api che sono sempre più in sofferenza e in pericolo.
Per capire di più e meglio come stanno questi piccoli e utilissimi insetti abbiamo fatto qualche domanda a Mauro Rutto che opera con passione e competenza nel mondo dell’apicoltura dal 2012; con lui, in particolare, abbiamo analizzato le ripercussioni che la “nuova normalità” climatica caratterizzata da eventi estremi, siccità ed innalzamento delle temperature sta avendo sulle api, creature preziosissime che svolgono da sempre un ruolo di vitale importanza.

1. Mauro, come e quanto questa siccità sta danneggiando le api?


“Come tutti gli esseri viventi anche le api hanno bisogno d’acqua, molto importante nelle fasi iniziali della stagione quando non ci sono fioriture perché devono mantenere un’umidità costante all’interno dell’arnia e devono diluire il nutrimento per le larve. Purtroppo, la siccità ha colpito e continua a colpire i fiori e le api devono cercare di trovare altre fonti per riuscire a svolgere la mansione precedentemente detta.
Le chiamano api acquaiole svolgono un compito simile a quelle delle bottinatrici ma anziché portare il nettare portano l’acqua nell’arnia, preferiscono l’acqua ricca di sali minerali quindi le potremmo vederle molto spesso, anche vicino alle nostre abitazioni, prendere l’acqua dai sottovasi delle piante e dalle pozze stagnanti.”

2. Quanti i danni sino ad ora subiti?


“I danni sono ingenti: alle api da miele ci pensa l’apicoltore dando loro il nutrimento necessario e approvvigionandole con l’acqua, per le api native e tutti gli altri insetti impollinatori, invece, la siccità ha fatto e sta facendo danni importanti.”

3. Il nostro territorio, in particolare, come è messo?


“Il nostro territorio è un po’ a macchia di leopardo: i territori vicino al lago diciamo che sono i più avvantaggiati perché hanno una riserva idrica maggiore, mentre se ci spostiamo verso la pianura iniziamo ad avere i veri problemi. Anche l’alta montagna non è risparmiata in quanto, ad esempio, la fioritura del rododendro in alcune zone è andata perduta perché quest’inverno non c’è stata neve sufficiente a coprire le piante e quindi sia il terreno sia gli arbusti hanno risentito molto della siccità, magari le piante hanno regalato una splendida fioritura ma alla fine questa è stata senza -o con pochissimo- nettare.”

4. Di quali aiuti necessita l’apicoltura?


“Bisognerebbe attivare dei contributi per il sostentamento non solo per i grossi apicoltori ma anche per i piccoli apicoltori che investono tempo e denaro per salvare le api da miele.”

5. Il singolo cittadino può nella sua quotidianità adottare comportamenti virtuosi per dissetare le api in questo periodo così critico?


“Le possibilità sono molteplici, possiamo scegliere quella che più ci aggrada ma non necessariamente le api ci andranno.
Possiamo utilizzare un qualsiasi recipiente: una tinozza, ad esempio, su cui lasciamo galleggiare qualche ritaglio di legno, tappi di sughero tagliati a fetta di salame, uno strato di argilla espansa o altro materiale galleggiante; vecchi blocchetti di cemento poroso su cui lasciar gocciolare dell’ acqua da un piccolo tubo di gomma; un bidone da cui gocciola acqua su una semplice tavola di legno non verniciata inclinata. I gocciolatoi sono molto attrattivi, forse perché forniscono un’acqua più calda rispetto a una semplice vasca oppure perché originano solo superfici umide, purtroppo però necessitano di un frequente rifornimento idrico da parte dell’ apicoltore.”


r.a.