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CRODO - 17-10-2023 -- Prosegue il botta e risposta tra le vecchia opposizione e l'amministrazione di Crodo a proposito della cessazione, da fine anno, della produzione del Crodino. Marilena Panziera ex capogruppo di minoranza al Comune di Crodo nei gironi scorsi aveva puntato il dito contro l'amministrazione Savoia per aver fatto poco o nulla per evitare la cessazione della produzione nel paese dove il Crodino è nato circa 60 anni fa e del quale ha preso il nome. Dopo la replica di Ermanno Savoia, che in sintesi spiegava che il possibile era stato fatto, giunge la contro-replica della ex consigliere.
Premesso che la vicenda di cui abbiamo voluto sottolineare le mancanze da parte del sindaco Savoia e
dell’amministrazione di Crodo, risale al 2017 e non al 2016, pertanto sono 6 anni, voglio ricordare che l’incontro
pubblico si svolse nel mese di novembre, ormai a bocce ferme, non avrebbe avuto senso alcuno la nostra
presenza su di un palco ove l’amministrazione era, con evidenza, presente per giustificare le proprie scelte, da
noi non condivise. I fatti di cui abbiamo parlato noi, nel comunicato stampa di martedì 10, risalgono a settembre
e fu in quella occasione che facemmo pressioni per capire cosa stesse succedendo e di cosa parlava il sindaco
negli incontri con Campari, se non erro c’era già il compratore quindi nessun problema di sopravvivenza. Voglio
poi ribadire che Royal Unibrew, non è stata da noi citata in senso negativo, anzi, pare che sia un proprietà seria,
decisa a far produrre lo stabilimento di Crodo con rinnovato vigore.
Quando il sindaco Savoia, dice di avere fatto il possibile, senza specificare cosa, non risponde a chi come
me vorrebbe saperne di più, ci vorrebbero i dettagli. Inoltre i pareri autorevoli sarebbero da enucleare nel
discorso, affinché si sappia chi e con che motivazioni sconsigliò il sindaco ad intraprendere qualsiasi azione a
tutela di un marchio territoriale, che ricordo essere protetto dalla disciplina della proprietà industriale del 2005
emanato con Decreto Legislativo 10 febbraio 2005, articoli 29 e 30 che citano testualmente:
art. 29 Codice della proprietà industriale
1. Sono protette le indicazioni geografiche e le denominazioni di origine che identificano un paese, una regione o
una località, quando siano adottate per designare un prodotto che ne è originario e le cui qualità, reputazione o
caratteristiche sono dovute esclusivamente o essenzialmente all'ambiente geografico d'origine, comprensivo dei
fattori naturali, umani e di tradizione.
art. 30 Codice della proprietà industriale
1. Salva la disciplina della concorrenza sleale, salve le convenzioni internazionali in materia e salvi i diritti di
marchio anteriormente acquisiti in buona fede, è vietato, quando sia idoneo ad ingannare il pubblico o quando
comporti uno sfruttamento indebito della reputazione della denominazione protetta, l'uso di indicazioni
geografiche e di denominazioni di origine, nonché l'uso di qualsiasi mezzo nella designazione o presentazione di
un prodotto che indichino o suggeriscano che il prodotto stesso proviene da una località diversa dal vero luogo
di origine, oppure che il prodotto presenta le qualità che sono proprie dei prodotti che provengono da una
località designata da un indicazione geografica.
2. La tutela di cui al comma 1 non permette di vietare ai terzi l'uso nell'attività economica del proprio nome o del
nome del proprio dante causa nell'attività medesima, salvo che tale nome sia usato in modo da ingannare il
pubblico.
Detto questo ognuno è libero di fare le proprie considerazioni, resta il fatto che anche qualora non si
fosse potuto intervenire, non è stata chiesta a Campari alcuna compensazione valida, ricordo che il Parco delle
Terme versa, già da allora, in condizioni miserevoli, ormai abbandonato e non più nella disponibilità del turismo,
che a voce parrebbe essere una priorità della nostra Valle. Non consola la cessione dell’ex mensa alla Fondazione
Ginocchi, per farne una magazzino a servizio del museo delle acque minerali, che come tutte le strutture
dell’area in questione versa in uno stato di evidente degrado, perché ovviamente per gli adeguamenti ci
vorrebbero idonee risorse finanziarie.
