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René Burri Ernesto Che Guevara copia

DOMODOSSOLA - 30-10-2023 -- Una delle immagini iconiche del secolo passato, un fotografo-artista dell'agenzia che ha documentato la storia del mondo, un soggetto che ha influenzato vita e immaginario di milioni, forse miliardi di persone. Il ritratto di Ernesto Che Guevara del maestro svizzero Renè Burri è l'immagine proposta in visione da Sali & Pistacchi in piazza Mercato, martedì 31 ottobre. L'evento è a cura di Museo Immaginario – L'École des Italiens M.me Webb Editore.

René Burri (1933-2014)

Nasce a Zurigo nel 1933, fotografo noto soprattutto per i reportage di alcuni degli avvenimenti storici e culturali più importanti della seconda metà del ventesimo secolo. Famosissimi alcuni suoi ritratti, tra cui quelli di Che Guevara e di Pablo Picasso, ritratti iconici destinati a rimanere per secoli nell’immaginario collettivo. Nonostante Burri sia conosciuto come il grande fotografo della Magnum, non bisogna dimenticare che era un’artista a tutto tondo perché, tra le sue passioni, c’erano anche la pittura e il cinema.
René Burri è convinto che non sia l’immobilità la caratteristica più importante dell’immagine, bensì la sua capacità di cogliere le trasformazioni, i cambiamenti. René Burri è un fotografo delle visioni.
Attraverso le sue immagini e i suoi reportage, infatti, è possibile avere una visione più chiara di tutti gli eventi e gli stravolgimenti che hanno caratterizzato l’epoca moderna. I suoi reportage sono il documento dei cambiamenti passati che hanno costruito le basi della società moderna.
Nel 1963 René Burri si trovava a Cuba con Henri Cartier-Bresson. Burri incontra il Che, Ministro dell’Industria, nel suo ufficio a L’Avana e coglie la rara occasione di fotografarlo per una rivista americana, anche se il Che non la prende troppo bene: non lo guarderà per tutto il tempo. Il risultato sono otto rullini che ritraggono Che Guevara in ogni tipo di situazione: seduto, sorridente, arrabbiato, concentrato, mentre accende l’ennesimo Havana. Tra questo grande numero di scatti, solo uno diventerà l’icona che conosciamo e che condividiamo per gli anniversari. La rivista taglierà male quel ritratto ma Burri, pur sottolineando la cattiva messa in pagina della foto, ha sempre detto con grande modestia che “quella fotografia è entrata nel nostro immaginario grazie al Che e al suo grande sigaro, non al mio lavoro”.
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