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VILLADOSSOLA - 14-11-2023 -- È stato rintracciato a Villadossola, dove dimora, uno degli indagati per il racket delle estorsioni nel cimitero di Pozzallo (Ragusa). Questa mattina, martedì 14 novembre, i carabinieri hanno arrestato 13 persone e 7 sottoposte all'obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria. Dovranno rispondere dei reati di “danneggiamento seguito da incendio, estorsione consumata e tentata, detenzione e porto illegale di armi, detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti continuata e aggravata poiché commessa in concorso tra loro”.
L'operazione denominata "Pietra tombale", ha richiesto il coinvolgimento di reparti dell’Arma dislocati anche al di fuori della competenza territoriale dei Carabinieri di Modica, arrivando sino al VCO dove si trovava, appunto, uno degli indagati, destinatario del provvedimento.
Le attività di indagine hanno preso avvio nel mese di maggio 2022 a seguito dell’incendio di un cantiere edile nel cimitero comunale di Pozzallo. Uno dei
soggetti principali dell’inchiesta, con il suo atteggiamento intimidatorio sfociato più volte in aggressioni fisiche, danneggiamenti, incendi delle opere in legno costruite nel cimitero è riuscito per mesi a gestire ed avere sotto controllo tutte le esecuzioni di lavori edili all’interno dell’area cimiteriale pozzallese. Tali condotte, dal punto di vista giuridico, sono state inquadrate dalla Procura della Repubblica di Ragusa nei reati di estorsione, lesioni, danneggiamento seguito da incendio, detenzione e porto abusivo di arma da fuoco, poiché in una circostanza all’interno dell’area cimiteriale sono stati esplosi colpi d’arma da fuoco all’indirizzo del
titolare di una ditta che avrebbe dovuto procedere all’esecuzione di alcuni lavori, ma che non aveva ottenuto l’assenso di colui che riteneva di detenere il potere di disporre la realizzazione delle infrastrutture cimiteriali, come se fossero una sua prerogativa, “una sua proprietà”.
Le intimidazioni sono state talmente incisive che hanno costretto molti committenti ad effettuare violazioni di carattere contrattuale, poiché in virtù di questo evidente assoggettamento, i committenti delle opere da costruire nell’area cimiteriale si sono visti costretti a cedere la realizzazione in subappalto alla ditta dell’interessato.
La condotta estorsiva raggiungeva il suo livello più acuto quando si procedeva al fermo dei lavori delle altre ditte per il semplice fatto di non aver ottenuto il “nulla osta” del fantomatico proprietario del cimitero, che dimostra a pieno il clima di terrore e di sopraffazione creato all’interno
dell’area comunale. Plurime sono dunque le condotte estorsive, messe a segno dal pozzallese, in danno di diversi committenti e imprenditori operanti nel settore edilizio per la realizzazione di tombe, cappelle ed edicole funerarie all’interno del camposanto di Pozzallo. Un vero e proprio controllo operato dall’imprenditore, forte della sua fama di soggetto aggressivo e violento.
Nell’ambito delle attività investigative svolte, la costante presenza dei militari sul territorio ha consentito di constatare un’intensa attività di spaccio, con radici che partivano dal territorio di Catania da parte di una serie di soggetti che hanno ceduto nel periodo oggetto d’indagine sostanza stupefacente del tipo marijuana, hashish e soprattutto cocaina pari ad un valore complessivo di circa 50mila euro.
I rapporti tra i soggetti dediti alla vendita e i loro acquirenti sono stati caratterizzati da minacce e violenze fisiche, verificatesi quando i consumatori non riuscivano a compensare il debito contratto, ossia il pagamento del prezzo di favore, stabilito per la cocaina in 50 euro al grammo.
L’implicazione di un vasto numero di soggetti coinvolti nell’attività di spaccio si è evinta dall’identificazione di 20 acquirenti nonché di 6 fornitori di cocaina, tutti catanesi, pluripregiudicati anche per reati specifici e di elevata caratura criminale.
Nel contesto operativo odierno sono stati, altresì, deferiti in stato di libertà due degli indagati, per aver singolarmente ed in concorso tra loro posto in essere condotte tali da far configurare il reato di spaccio di sostanze stupefacenti.